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Da McCain ai Ciclopi

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7 novembre 2008

Caro direttore,

l’idea di Gelosia di studiare a memoria il discorso di MacCain non è male.

Anch’io sono rimasto colpito dalle parole che Mac Cain ha dedicato a Obama. Dopo aver aver telefonato al vincitore, il candidato repubblicano si congratula pubblicamente con lui e riconosce “l’importanza speciale” che queste elezioni rappresentano per gli Stati Uniti: “un motivo di orgoglio”.

Non è solo un discorso da sconfitto, che, se abbiamo imparato qualcosa non dovremmo chiamare ‘trombato’, ma anche da leale e valoroso competitor.

Comunque è una buona idea far studiare il caso, almeno ai politici italiani (solo qui serve, in effetti).
Forse impararlo a memoria non serve ma, come si dice a scuola, baste capirne il senso. Per questo aggiungo un suggerimento, per facilitare il compito ai meno acuti: affiancare a questo discorso un altro testo esemplare ma di segno opposto, che so, magari i discorsi del Premier uscente nell’aprile 2006, quando parlava di brogli e di risultati elettorali ‘che devono cambiare’. Naturalmente Berlusconi, sconfitto di pochissimo (ma cosa cambia?) nemmeno si sognava di telefonare a Prodi, ma anzi cominciava a chiamare i senatori della parte avversa fino a riuscire, due anni dopo, a convincerne qualcuno (ormai è storia) a cambiare campo.
Non so se Gelosia conviene su questa integrazione ‘didattica’, ma di solito si impara meglio dalla osservazione diretta di similitudini e differenze.

Se invece vogliamo stare su testi che parlano da sè, senza bisogno di paragoni, c’è bel passo omerico, dove Ulisse parla dei Ciclopi “prepotenti e selvaggi. Essi non hanno assemblee per le decisioni, non norme di legge morale: ognuno fa legge da sè per i figli e la moglie: Non si curano l’uno dell’altro”.
E’ l’essenza della democrazia, questa straordinaria scoperta dell’umanità che ha come premessa l’idea di uguaglianza, che non si esporta con la forza ma con l’esempio.

saluti cordiali

ps:
chi non superasse questo primo step formativo potrebbe magari farne uno di recupero, più facile: trovare tra i commenti esteri all’elezione del Presidente degli Stati Uniti quello più da cafone e dire quale sentimento può suscitare in una persona normale, di qualunque nazione che non sia, come la nostra, già assuefatta alle ‘cafonerie’.

Roberto Caielli

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