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Dagli Indiani d’America a “Yes We Can”

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5 novembre 2008

Gentile direttore
sicuramente la lettera che le sto scrivendo sarà un pò lunga e spero che non annoierà lei e i suoi lettori.
La Lega nell’ultima campagna elettorale fece dei manifesti sugli indiani d’america cavalcando diciamo le paure degli italiani.
Ed è proprio dall’America che voglio partire. Perchè mi piacerebbe contrapporre una storia di paura ad una storia di speranza.
Una storia più recente che riguarda un bambino afroamericano che nasce ad Honolulu il 4 Agosto 1961. Il nome di questo bambino si chiama Barack Hussein.
Barack Hussein nasce da una famiglia che ha origini del Kenya. Il nonno di Barack arriva dal lontano Kenya invece la nonna è del Kansas. Barack cresce in un contesto familiare non semplice. I genitori si separano, il padre muore in un incidente stradale in Kenya. La madre si risposa con un indonesiano e la famiglia si trasferisce a Giacarta. La famiglia vuole per il piccolo Barack il meglio e a 10 anni lo rimandano in America a studiare. Barack cresce con i nonni materni. Prende il diploma, studia all’università e si laurea prima in Relazioni Internazionale alla Columbia University.
Il giovane Barack non stanco di studiare nel 1988 va ad Harvard ad intraprendere gli studi di Giurisprudenza. Qui si laurea con la lode e trova la sua donna della vita Michelle. Nel 1992 Barack conosce un politico di nome Bill Clinton e lo aiuta a vincere le presidenziali. Nel 1996 Barack diventa senatore nello stato dell’Illinois.
Il giovane si fa notare per la sua capacità di ascolto delle esigenze dei propri cittadini. E’ fautore di proposte di sgravi fiscali per le famiglie a basso reddito, si impegna nell’assegnazione di assicurazioni sanitarie alle persone più povere, promuove interventi di prevenzione alla lottaall’AIDS.
E’ cosi intraprendente che già nel 2000 si candida alle primarie del Partito Democratico. Ma forse ha poca esperienza e non riesce ad emergere. Comunque nell’elezione del 2004 Barack riesce ad entrare nel senato Federale come senatore dell’Illinois. Da qui la sua carriera è sempre un crescendo. Addirittura il Time lo definisce come “uno dei più ammirati politici americani”. La sua attività è degna di nota in Senato. Il primo disegno presentato e approvato fu quello dell’aumento delle borse di laurea Perl ovvero quelle borse destinate a quei ragazzi che vengono dalle famiglie più povere. Poi affronta con serietà il problema dell’immigrazione proponendo la “Riforma Tollerante sull’Immigrazione” e successivamente propone un disegno di legge per diminuire le cosidette “Armi di distruzione di Massa” e l’impiego di mine anti-uomo. Il suo impegno è anche nel campo finanziario dove propone un disegno sulla trasparenza dei fondi federali” ed inoltre fu il primo firmatario di una legge dal titolo “Legge per gli aiuti, sicurezza e promozione della democrazia della Repubblica Democratica del Congo”.
Ormai Barack è diventato un uomo. Un uomo importante e conosciuto in America e nel 2008 si candida alle primarie presidenziali del Partito Democratico. Primarie che vedono una forte contrapposizione tra lui ed Hillary Clinton. Ma Barack vince ed ora ha di fronte il repubblicano McCain.
E questa storia finisce il 4 novembre 2008. Barack Hussein Obama è il 44 presidente degli Stati Uniti d’America. Il primo presidente Afroamericano della storia. Nel suo primo discorso dice: “Se c’è qualcuno la fuori che dubita che gli Stati Uniti siano un posto in cui tutto è possibile, che dubita che il sogno dei nostri Padri Fondatori sia ancora vivo. Che si interroga sul potere della nostra Democrazia. Questa notte ha avuto una risposta.” E successivamente dice: “E’ la risposta di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, bianchi e neri, ispanici e asiatici, gay e etero, disabili e non. Gli americani hanno lanciato un messaggio al mondo. Non siamo mai stati un insieme di individui, o un’insieme di stati blu e rossi, siamo e saremo per sempre gli Stati Uniti d’America.”
Caro direttore personalmente preferisco una storia di speranza come questa ed una politica che crei delle speranze concrete e che non cavalchi l’onda delle paure.
La ringrazio ancora della sua pazienza

Francesco Calò

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