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Dalla gelmini un primo passo: gli stranieri nati qui sono come noi

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13 gennaio 2010

Caro direttore,
la lettera di Michele Maglione sul tetto agli alunni stranieri mi consente di tornare sul giudizio espresso appena letta la circolare del Ministro, della quale apprezzavo che affrontasse il problema immigrazione finalmente nel segno dell’integrazione e non, come accade sempre, della paura e dell’esclusione.

Conosco bene la situazione difficile della nostra scuola, i tagli al personale che riducono o annullano le concrete possibilità di una didattica diretta agli alunni non-italiofoni. Perciò auguravo che all’annuncio seguissero coerenti misure in ordine alle risorse necessarie ad attuare l’integrazione: aumento degli organici, classi meno numerose e miglior rapporto insegnanti-alunni dove ci sono più stranieri da inserire.

Di fronte ad un problema importante quale è il futuro di tanti ragazzi che vivono e crescono tra noi, coi nostri figli, ho accantonato ogni retro-pensiero negativo, come il ritenere questo l’ennesimo annuncio di facciata, buono in vista delle prossime regionali e ancora più di effetto se dato nei giorni della rivolta di Rosarno.
Soprattutto non ci si può opporre senza entrare nel merito. Il fatto poi che questa misura incontri il sentimento di molti genitori e insegnanti, a prescindere (come indicano i sondaggi) dall’orientamento politico, è la prova che il tema è sentito. Del resto non fa quasi più nemmeno notizia la “fuga” degli italiani dalle scuole di quei quartieri di più forte immigrazione e dunque con più alta % di alunni stranieri. Eppure dovrebbe inquietare.

Non voglio qui discutere dei percorsi didattici + adatti ai piccoli stranieri, per un più rapido inserimento. Quando si ventilò la famigerata proposta delle classi ponte (= ghetto) osservai quanto questa idea fosse assurda e contraddittoria, dato che “la lingua si impara parlando”, e la segregazione è solo il miglior modo per …non risolvere il problema (il che a molti, forse, non dispiace…).

Dunque non si può opporre un no pregiudiziale, né si può rimanere senza far nulla. Piuttosto è necessario battersi per integrare e modificare le misure annunciate con proposte migliorative, come quelle indicate dal sindacato e nella lettera che ho citato.
E senza nascondere, anzi sottolineando ciò che (intenzionale o meno) vi è di positivo nella proposta, il cui difetto principale è semmai di arrivare tardi.

E’ positivo per esempio che la circolare indichi l’esigenza di ‘patti territoriali’ tra scuola ed enti locali, per una politica di vera integrazione.
Anche affermare la deroga nel caso di alunni stranieri già in possesso di adeguate competenze linguistiche (come può accadere nel caso di alunni nati in Italia) è un fatto importante.
Ancora più importante, quasi rivoluzionario è che il Ministro annunci che il tetto di alunni stranieri nelle classi non riguarda “tutti gli stranieri”, o meglio, non riguarda “gli stranieri nati qui”.

Forse senza volerlo – di certo senza il permesso di Bossi – la Gelmini ha detto in pratica che questi bambini nati in Italia sono un po’ meno estranei alla nostra terra, sono un po’ più uguali, anzi, ai fini scolastici, sono uguali agli altri italiani.
E’ solo un inizio, ma non è mica poco dirlo nel paese in cui non si vuol credere che quel mattacchione di Mario Ballotelli (nato a Palermo) possa vestire la maglia azzurra (se se la merita, beninteso).
Saluti cordiali

Roberto Caielli

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