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Dalla mafia alla politica, trasferimento di ideologia e sistema

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2 gennaio 2010

Egregio Direttore,
Una quindicina di giorni fa ho seguito una trasmissione televisiva su temi riguardanti la politica, i costumi e la società. Gli ospiti convenuti erano politici, giornalisti e qualche opinionista. Parlavano di mafia e mi rimase impressa una definizione, peraltro condivisa tra gli astanti, “in Sicilia non cresce erba che la mafia non voglia”. Descrizione precisa per indicare quanto è radicata, diffusa ed autorevole l’attività mafiosa.
   Per completare appieno questa spiegazione ed illustrare la gravità e la complessità del problema mafia io aggiungerei “in Sicilia non si beve e non si respira se la mafia non aspira” (aspirare nel senso di anelare – volere ). L’acqua potabile od irrigua, difatti, direttamente o indirettamente è controllata, gestita ed erogata dalla mafia. L’aria per respirare poi è tolta a chi si oppone o si frappone agli interessi della mafia. Su come e quando è nata la mafia (nell’800 maffia), come si è formato il sistema mafioso, la sua ideologia, diffusione, ramificazione ecc. è stato scritto un fiume d’inchiostro.
   Sappiamo che il fenomeno della mafia trae origini, inizialmente, da fattori soprattutto economici relativi al mantenimento dell’ordine sociale da parte della gran borghesia terriera collegata all’aristocrazia feudale siciliana. Dopo l’unità d’Italia esso assume una colorazione anche politica come reazione alle autorità amministrative e giudiziarie centrali, svolgendo un’azione rilevante sia direttamente sul piano elettorale sia indirettamente sulle autorità per ottenere talora condiscendenza e tolleranza.
   Un mio collega d’ufficio, anziano, siciliano, agli inizi degli anni 70 mi raccontò che anche ai tempi di suo padre e di suo nonno in Sicilia era consuetudine rivolgersi ad un “capo cosca” per dirimere una controversia, un conflitto di interessi, un’ingiustizia, un sopruso, piuttosto che rivolgersi alle autorità istituzionali perché più delle volte queste risultavano lenti, inefficienti, inefficaci o assenti.
   Gradualmente e sempre di più la gente con il passare degli anni si rivolgeva ai capi cosca anche per chiedere un favore, grande o piccolo che era, un certificato, un posto di lavoro, una licenza, una concessione, una pensione, un appalto, dei voti di scambio, l’aggiustamento di sentenze ecc.                          
   I capi mafia passarono in tal modo da mediatori di giustizia spicciola a personaggi di rilievo nella struttura sociale. Quando poi cominciarono ad avere quale obiettivo principale “fare soldi” e come in una spirale aumentava, in un continuo crescendo, la richiesta di favori ai capi mafia, parallelamente aumentava la loro influenza ed implicazione in tutti i settori della vita pubblica e privata dei cittadini. I risvolti negativi della loro attività si è avuta principalmente nella collusione col mondo economico, politico e giudiziario del Paese ed un’infinita commistione d’interessi con i rappresentanti delle istituzioni. 
   Desidero ora soffermarmi su ciò che è avvenuto nel recente passato con la mafia in Sicilia, copiato e traslato in maniera più o meno perfetta in altre Regioni ed in particolare: in Calabria dalla “ndrangheta”, in Campania dalla “camorra” ed in Puglia dalla “sacra corona unita”.
 Il sistema adottato e profuso in queste regioni da dette organizzazioni criminali, e in altre parole “favore per favore”, è stato utilizzato anche dalla maggior parte dei politici e politicanti di tutti i partiti e a tutti i livelli: canditati alle circoscrizionali, comunali, provinciali, regionali, parlamentari. Questa metodologia è stata in parte esportata anche in altre regioni.
   Ormai fare politica è diventata una professione, un investimento, un punto d’arrivo per arricchirsi o quanto meno raggiungere una certa agiatezza. Non esiste più la politica per vocazione, per ambizione di giustizia, per sentirsi in parte appagati dalla notorietà e considerare le nomine come cariche onorifiche
   I candidati, nella quasi totalità dei casi, per essere eletti, a parte coloro che sono scelti e posti nelle liste dalle segreterie dei partiti, si appoggiano a veterani della politica, ovvero “padrini” già inseriti, ad un’organizzazione sindacale, ad una categoria professionale, industriale o commerciale, oppure, od anche, direttamente da un’organizzazione criminale.
   Lo stesso procedimento avviene anche per i presidenti, amministratori delegati e consiglieri d’amministrazione di tutti gli enti la cui nomina è di competenza dei partiti politici.
   Ovviamente quei candidati una volta eletti e quegli amministratori nominati, grazie a qualsiasi appoggio, prima o dopo devono sdebitarsi ed ecco crearsi il giro del malaffare a macchia d’olio.
   Cerchiamo ora di analizzare quali sono le conseguenze di questo modo di fare politica:
1)        I politici non fanno nulla per snellire la burocrazia e facilitare la vita dei cittadini, per non prosciugare o abolire la fonte dei voti.
2)        I politici per soddisfare le richieste di posti di lavoro dai loro elettori, con continue assunzioni in aziende ed enti vari, Comuni, Province e Regioni, hanno creato carrozzoni stracolmi di dipendenti.
3)        Lo stesso è avvenuto da parte degli amministratori nominati dai politici.
4)        Un numero sempre maggiore di cittadini ha bisogno di rivolgersi ad un politico od un suo affiliato, anche soltanto per snellire una semplice pratica d’ufficio.
5)        I politici ed i mafiosi hanno coinvolto in questa metodologia di concatenamento altre categorie: sindacati, magistratura, ordini professionali o singoli professionisti ecc, creando in tal modo una ragnatela difficilmente espugnabile, un cancro con innumerevoli metastasi.
A questo punto uno direbbe: allora non c’è più nulla da fare? Dobbiamo arrenderci? NO, assolutamente. Dobbiamo chiedere, tramite le sezioni di base dei partiti e dei sindacati, unitamente e congiuntamente ai capi dei partiti politici di darsi delle regole di base uguali per tutti e magari anche, ove occorra, con apposite leggi. Speriamo che con il nuovo anno non dobbiamo più assistere a continui litigi tra le varie parti politiche per futili motivi. Auguri a tutti
Martino Pirone

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