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Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio

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23 dicembre 2009

Che nausea, gentile Direttore, che indigestione di "dolciumi" vari!
Un po’ dovunque si fa a gara a mostrare chi è più buono: circoli, gruppi politici, autorità, personalità del mondo laico e membri delle Istituzioni varie elargiscono urbi et orbi le loro "benedizioni" natalizie, spesso non limitandosi a mòniti educativi ed edificanti, ma sbrodolando sermoni che fanno invidia a quellli che sentiamo in chiesa.
Ho visto manifesti di gruppi e partiti politici, soprattutto laddove si sta correndo per le prossime elezioni di marzo, che grondano simboli religiosi, capannine dei presepi e immagini di angeli festanti: come a dire che in mano loro siamo sicuri che le nostre (parole magiche!) " tradizioni", "radici" e "cultura", saranno preservate da ogni male.
Peccato che a tutto questo facciano spesso da contrappunto, ben noti a chi conosce da che pultpito giunge la predica, un tono e una condotta di vita che di cristiano ha ben poco.
Da parte mia, quand’anche chi usasse strumentalmente questi simboli, fosse un santo, per il solo fatto che viola il principio della laicità delle Istituzioni, erra. Io sto con Dante Alighieri: chi si appropria di simboli universali per ammantare le sue logiche di parte, sbaglia e va condannato.
Chi non sa dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, farebbe bene a ripensare dove collocarsi, come spendere la sua vita, a che titolo esporsi.
Possibile che non si sappia semplicemente proporre la propria fisionomia lasciando liberi gli altri di scegliere a che cosa aderire e che cosa condividere?

Ha ragione il ragazzo Marco Corso, cui hanno (ma che strano!) censurato il bellissimo editoriale su "La voce degli studenti" del Liceo Scientifico di Busto Arsizio. Cito liberamente: ha fatto più conversioni la sentenza di Strasburgo, provocando una serie di reazioni indignate di ferventi cristiani e di persone che si sono prontamente stracciate le vesti perchè il crocefisso era stato tolto, che non la Chiesa in tutta la sua storia.
Chissà se anche i manifesti e i sermoni di auguri che ci vengono propinati in varie -inadatte- occasioni ci convinceranno alla conversione o se apriremo gli occhi capendo che si tratta di semplici manifesti elettorali, intrisi di buonismo e faciloneria.

Rita Gaviraghi

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