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De Andrè e l’attenzione agli ultimi

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12 gennaio 2009

Caro direttore,
mentre leggevo con interesse la lettera del signor Madasi e seguendo la trasmissione di Fazio in memoria di De Andrè mi sono imbattuta nella meravigliosa canzone di De Andrè ” La città vecchia” e vi ho trovato un filo che le legava: l’attenzione verso gli ultimi che grazie alla loro innocenza, alla loro autenticità fanno il mondo migliore.
Le canzoni, o meglio, le poesie di De Andrè sono un patrimonio inestimabile di verità e spiritualità; la puttana che ti da la mano e ti conduce in paradiso, il giudice fisicamente deforme che manda al patibolo le vittime per una sorta di rivincita, il tipo strano che vende la madre al nano, l’ottico che colora il mondo ai clienti con le sue lenti magiche, una Maria giovanissima che con disarmante dolcezza racconta a Giuseppe il sogno che annuncia la sua gravidanza, l’impiegato che ” per l’odio può farcela da solo”, il ladrone Tito che scopre l’amore nell’ultimo rantolo di Gesù che in croce sa morire senza provare rancore per i suoi assassini, il soldato Piero che muore di maggio perchè incapace di sparare per primo e i tanti e tanti personaggi che hanno accompagnato la nostra giovinezza sono l’espressione di un mondo che non siamo più in grado di riconoscere, di sentire nostro; un mondo forse ormai solo ad appannaggio dei poeti e di coloro che hanno mantenuto l’anima sgombra dal pregiudizio e la mente libera dal condizionamento.
De Andrè probabilmente cantava gli ultimi perchè egli stesso si sentiva in qualche modo “ultimo”, la vita di Fabrizio non fu facile, non fece mai mistero dei suoi trascorsi tumultuosi nelle bettole di Genova e forse solo chi vive una condizione di disagio può capire, può “sentire” il dolore autentico e sopportarlo, soprattutto il dolore di sapersi solo in una società dove l’attenzione verso gli ultimi è praticata da pochi eletti: Si, eletti perchè fra il comunistoide ateo che sfila accanto al palestinese e il cattolico che dopo la Santa Messa sosta per l’aperitivo tranquillamente indifferente, senza la pretesa di giudicare alcuno, forse il primo è più vicino all’uomo e quindi a Dio.

Roberta

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