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“Dean era scomodo”

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29 aprile 2009

Caro direttore,
davanti a quello che è successo nella nostra città, nel quartiere dove abito, ad un ragazzo cresciuto insieme alle mie figlie non credo che sia giusto chiudersi solamente nel silenzio di un dolore straziante. Forse una cosa c’è da dire, molto semplice, e dobbiamo dirla noi adulti, in quanto genitori, insegnanti, lavoratori, prima di commentare il “vuoto dei valori” dei giovani: ci siamo tutti girati dall’altra parte. Ci siamo girati dall’altra parte perché Dean da ragazzino era “scomodo” a scuola, nell’oratorio, nel quartiere, una presenza dalla quale stare lontani perché problematica. A partire da questo restano, enormi e in alcun modo ridimensionabili, le responsabilità individuali dei giovani che hanno compiuto il gesto ma noi in quanto adulti non possiamo assolverci. Pensare che il problema siano i videogiochi o la musica rap mi pare molto riduttivo come considerarlo problema di solo ordine pubblico (che è anche questo certamente), quando è un problema di relazioni, di ascolto senza giudizio dei giovani che è faticoso (ed io sono il primo a fare fatica), di costruzione condivisa di valori. E soffermiamoci anche a pensare, quando tutto è ridotto a ordine pubblico, quali sarebbero state le reazioni di Varese se fossero stati dei ragazzi “stranieri” ad uccidere un “italiano”.
 
 
Luca Chiarei

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