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Dedicato ai compagni di DP

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25 giugno 2011

Egregio direttore,
ho militato in Democrazia Proletaria fra il 1979 e il 1986 e per un certo periodo sono stato il segretario della sezione di Gallarate. Il compagno Jacopo Manna, che ne è l’autore, ha avuto la cortesia di inviarmi questa poesia simposiaca, frutto di un’occasione conviviale che ha visto riuniti un certo numero di compagni che hanno militato in questa formazione politica della sinistra comunista. Nei decenni seguiti alla fine di questa significativa esperienza di impegno politico e ideale non ho più avuto, se non sporadicamente, l’opportunità di rivedere i compagni con cui ho condiviso tale esperienza. Attraverso la pubblicazione della poesia in questa rubrica, vorrei salutare tutti quei compagni che hanno continuato, senza scoraggiarsi per le difficoltà e senza rinnegare il loro passato, a percorrere le vie della lotta contro lo sfruttamento e contro l’ingiustizia, per un mondo migliore.

Rivedendo i miei compagni
di Democrazia Proletaria

Cortei, bombe, attentati, ipocrisia,
piombo, liberazioni, agguati, prese
di coscienza, censure, polizia,
sfascio di classe, sfascio del paese,
il patto solidale che si schianta –
è così che finirono i Settanta.

Colletti bianchi a fianco del padrone,
“conventio ad excludendum”, C.A.F., Bettino,
mafia, sviluppo, privatizzazione,
muro di gomma, muro di Berlino
e tanta tanta tanta grana tanta –
è così che finirono gli Ottanta.

Noi siamo nati in quell’epoca nera
con gli ultimi bagliori a farci strada,
ricucendo gli strappi alla bandiera,
pensando: io resto, accada quel che accada.
Noi siamo nati in anni disillusi,
marchiati come ingenui o come ottusi.

Quanti ne abbiamo visti col pretesto
del pragmatismo arrampicarsi in vetta,
rifarsi un nome e poi, di braccio lesto,
ingrassare brandendo la mazzetta!
Quanti cantando “L’ideologia è morta”
si son presi i tre quarti della torta!

Quanti ne abbiamo uditi predicare
la morale che il mondo è dei predoni,
dei furbi, di chi primo butta a mare
giustizia e libertà (“vane opinioni”),
che l’eguaglianza è un sogno per oziosi,
per perdenti, falliti ed invidiosi!

Ma di tanti signori così astuti,
così attivi nel prenderci per fessi,
quanti ne abbiamo visti, ‘poi’, perduti
nel gorgo delle inchieste e dei processi.
Quanti, così potenti appena ieri,
portati via tra due carabinieri!

Noi siamo nati in quell’epoca nera
quando coprì il cemento ogni coscienza,
quando nulla restò di quel che c’era,
quando tutto fu sonno o fu emergenza,
quando dir “comunista” era un insulto,
quando nessun più volle essere adulto.

Sta scritto che i peccati degli umani
si fecero così biechi e perversi
che in tempi misteriosi e ormai lontani
piovve e piovve finché furon sommersi,
ma che un’arca salvò il regno animale
da morte per Diluvio Universale.

Così anche noi vogliam salvare il regno
di libertà e giustizia ed eguaglianza
su quest’arca di antico e nuovo legno
contro alle onde della dimenticanza.
Noi abbiamo traghettato fra i marosi
la nostra storia di facinorosi

portando in salvo critiche e pensieri,
coraggio, parità, lotta, coscienza
di classe, Marx, Brecht, Gramsci, il “Che”, Panzieri,
fraternità, diritti, indipendenza;
e una bandiera rossa di colore
è la nostra memoria e il nostro onore.

Tra gli antichi soprusi e i rinnovati
il mondo soffre ancora e ancora geme.
Compagni qui riuniti e ritrovati,
non si perda ciò che facemmo insieme.
Contro il mare ogni giorno più cattivo
Ciò che salvammo deve restar vivo.

Eros Barone

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