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Democrazia vuol dire poter protestare civilmente

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18 novembre 2008

Caro direttore,
la signora Eva mi spiega gentilmente il perchè dei fattacci brutti di Genova.
Tesi legittima che però a me suona del tipo se ognuno si facesse i fatti suoi a casa sua camperebbe di più e più tranquillamente.
Probabilmente è vero, badare ai fatti di casa propria comporta meno dispendio di energie e si eviterebbero guai. C’è un concetto però per me non negoziabile che è il senso di appartenenza alle cose del mondo e agli altri, per cui se domani mattina ne sentissi la necessità devo essere libera di sfilare in un corteo, manifestare il mio disappunto, partecipare alla vita della collettività. E mi deve essere garantito da parte delle Autorità competenti di poter tornare a casa in perfette condizioni fisiche, al massimo un po’ stanca. Va da sè la premessa secondo la quale io non danneggi persone e cose. Stabilita questa regola, vivere in un Paese democratico comporta, addirittura esige, la mia, la nostra protesta civile.

Roberta

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