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Detto e fatto

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27 aprile 2009

Il capo del governo, Silvio Berlusconi, celebra finalmente il 25 Aprile e il giorno dopo il giornalismo indipendente mostra segni di giornalismo acritico dando per acquisita l’idea che non si debba parlare più di festa "della liberazione" ma "della libertà".
Sveltissimo ad accettare questo nuovo punto del "catechismo berlusconiano" è Perluigi Battista: con l’apertura dell’editoriale del "Corrierone" del giorno dopo introduce la novità propositiva di Berlusconi come "cosa fatta" per addentrarsi poi in considerazioni e riferimenti che, pur seri, rimangono estranei alle vicende storiche e politiche celebrate il giorno prima con la festa nazionale per il Nostro già della "libertà" e non più, come da 64 anni, festa nazionale della liberazione dal fascismo.
Premesso che ognuno può scrivere come vuole un editoriale, a me nessuno toglie il diritto di sostenere che molto più importante e politicamente nuova è la dichiarata scelta di campo di Berlusconi sia pure ben evidenziata dal giornale milanese ma soltanto in cronaca.
E’ un silenzio che non vuole svegliare il benpensantismo, ambivalente o cerchiobottista o revanchista, che ancora fa da strame alla destra italiana. Speriamo che duri poco.
Nino Cattaneo

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