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Di che colore sono gli illiberali?

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26 giugno 2011

Egr. direttore,
davvero singolare è la tesi del Sig. Bruno Moretti (lettera 359) secondo cui in democrazia tutti hanno diritto di parola tranne chi la pensa diversamente da noi. Tesi condivisa anche dalla forze partigiane le quali, nell’annunciato concerto di musica rock organizzato dagli skinhead di Busto Arsizio, vedono un pericolo per la democrazia (se così fosse significherebbe che questa Repubblica nata dalla Resistenza è messa proprio male…).
La motivazione è semplice: poiché questi giovani si rifanno all’ideologia fascista, un’ideologia violenta, razzista, illiberale, ecc. ecc., non devono aver alcuno spazio, neppure per un semplice concerto.
Bene…ma da che pulpito viene la predica mi verrebbe da dire. Provino i nostri sinceri democratici a riflettere sulle origini delle loro ideologie, prima di ergersi a maestri di libertà.
Partiamo dalle ideologie progressista e liberale che affondano le loro radice in quella grande mattanza chiamata rivoluzione francese dove, tra teste mozzate, tribunali del popolo e omicidi politici, si inneggiava ipocritamente alla libertà, uguaglianza e fratellanza mentre dalla comune filosofia illuminista della Dea Ragione nasceva il razzismo biologico, così ben interpretato da Rosemberg e dagli schiavisti americani (la segregazione razziale era presente nella costituzione di molti stati americani fino agli anni sessanta, eppure l’America è da sempre considerata la più grande democrazia del mondo….lasciamo stare poi il modo in cui la esporta).
Parlare delle atrocità del comunismo, i cui simboli erano ben rappresentato nel nostro Parlamento fino alla scorsa legislatura, ritengo sia come sparare sulla croce rossa eppure i sostenitori delle “dittatura del proletariato”posso propagandare le loro idee, compreso il giustificazionismo dei massacri compiuti dai partigiani slavi ai danni delle popolazioni italiane, senza suscitare scandalo.
Un breve passaggio lo vorrei riservare alla religione cristiana il cui simbolo, se pensiamo al passato, sarebbe da bandire. Per mille anni, da Teodosio (l’imperatore di Roma che ha imposto il cristianesimo come religione di Stato) fino alle soglie dell’era contemporanea la croce è stata da un lato un simbolo di fede, ma dall’altro un simbolo di morte: basti pensare alla inquisizione spagnola con il suo corollario di donne al rogo, torture e giudizio di Dio (ordalie), alla persecuzione degli ebrei, alle crociate e ai massacri di indigeni durante l’evangelizzazione delle Americhe. Atrocità che avrebbe dovuto indurre il legislatore a introdurre il reato di apologia di cristianesimo.
Eppure, nonostante il loro passato, le ideologie illuministe governano il mondo e la religione cristiana alberga nelle nostre coscienze. Il Fascismo, per i suoi trascorsi, è stato invece condannato dalla storia …quella ufficiale.
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.

Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur

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