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Di cosa avrebbe bisogno l’Italia (da subito) per sperare nella ripresa

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5 settembre 2011

Di cosa avrebbe bisogno l’Italia (da subito) per sperare nella ripresa:
           Innanzitutto di una Nuova Legge Elettorale che ridia ai Cittadini la possibilità di scelta dei candidati.
           Dimezzamento dei Parlamentari, dei loro emolumenti e soppressione dei loro privilegi (in primis del “vitalizio” dopo neanche una legislatura completa, con trasferimento dei contributi ad un Ente Previdenziale e corresponsione della Pensione al 65° anno d’età, come ogni altro Cittadino della Repubblica).
           Idem per Presidenti, Assessori e Consiglieri Regionali.
           Abolizione dei doppi o tripli incarichi per i Parlamentari, per tutti i Politici e per tutti i dipendenti dello Stato, in modo da evitare la concentrazione di poteri nelle mani di pochi e di poter svolgere al meglio i compiti loro assegnati.
           Abolizione immediata delle Province come organismi politici, con trasferimento delle loro funzioni e del personale dipendente agli Uffici periferici delle Regioni dislocati nei capoluoghi provinciali (con notevole risparmio economico in quanto si eliminerebbero non solo le indennità dei politici ma anche quel sottobosco politico sostenuto dai vari interessi locali che costituisce un pericoloso “moltiplicatore di spesa”, ingiustificato dopo la costituzione delle Regioni).
           Durata massima di due mandati per tutte le categorie di cui sopra (la Politica dovrebbe venire considerata non come una “professione a vita” ma come una “prestazione estemporanea e transitoria”, disinteressata, che il Cittadino offre al suo Paese per un certo arco della sua vita per poi ritornare alle sue attività lavorative ordinarie; così si permetterebbe anche il “fisiologico” ricambio generazionale della classe politica ora praticamente negato, eliminando quella “gerontocrazia” che attualmente pensa solo a difendere quei vergognosi privilegi accumulati nel corso degli anni che si è autovotati).
 
           Introduzione dell’istituto dell’ ”impeachement” per giudicare ed eventualmente rimuovere prima della scadenza naturale del mandato quei politici che per vari motivi dimostrano di non essere più in grado di assolvere con dignità e onore le funzioni delle loro cariche (elettive e non).
 
           No alla candidatura a qualsiasi tipo di elezione di soggetti con carichi penali pendenti, anche se non ancora passati in giudicato.
 
           Potenziamento di quello strumento di “democrazia diretta” che sono i “Referendum popolari”, con riduzione del quorum e con l’introduzione del Referendum “propositivo”, per poter meglio controllare l’operato dei Politici ed aumentare la partecipazione popolare alle scelte ed alle decisioni in merito ad importanti questioni riguardanti la vita democratica del Paese.
 
           Riduzione notevole degli emolumenti dei dirigenti e menagers sia pubblici che privati, che concorrono al prosciugamento delle casse dello Stato e delle Imprese sottraendo risorse allo sviluppo, aumentano il costo del lavoro ed appaiono in stridente contrasto (talvolta ammontano fino a decine di volte superiori!) con le retribuzioni della maggioranza degli altri dipendenti (qui i Sindacati dovrebbero intervenire più incisivamente!).
 
           Inasprimento delle norme legislative atte a contrastare corruzione, elusione ed evasione fiscale, piaga cronica del nostro Paese cui nessun Governo ha mai messo mano seriamente (eccetto timidamente l’ultimo Governo Prodi/Visco), che secondo gli economisti costituisce il maggiore mancato introito per le casse dello Stato, in sintonia col detto “Pagare tutti per pagare tutti di meno” (perchè in ultima analisi qui sta il punto focale di qualsiasi sana politica economica e di una più equa distribuzione della ricchezza).
 
           No all’abusivismo edilizio, alle “sanatorie” edilizie e fiscali e all’eccessiva commistione tra pubblico e privato, limitandola allo stretto necessario (malcostumi diffusi che in ultima analisi premiano solo i furbi e i disonesti, deturpano materialmente e avviliscono moralmente il Paese, favorendo corruzione, clientelismo e attività criminali organizzate e non).
 
           Contrastare più validamente con leggi mirate la speculazione finanziaria, che tanti danni arreca all’economia nazionale ed allarga la forbice tra ricchi e poveri, sottraendo capitali altrimenti destinati all’incremento delle attività produttive.
 
           Maggiore trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione ad ogni livello, nonchè delle “nomine” nei vari Enti, Pubblici o a Partecipazione Pubblica, di sottogoverno in modo che i Cittadini possano in qualche modo controllare (ed eventualmente ricorre contro) l’operato dei Politici cui tali nomine competono (attingendo eventualmente a “graduatorie” nazionali o regionali redatte secondo criteri di “meritocrazia”, in modo da contrastare fattivamente l’odiosa pratica del clientelismo/nepotismo e delle raccomandazioni che costituisce un duro oltraggio all’onestà e al merito ed un notevole danno per l’Amministrazione Pubblica, immettendo in ruolo spesso persone incompetenti e incapaci ad assolvere al meglio le funzioni loro affidate).
 
           Potenziamento dell’Istruzione pubblica, con maggiori finanziamenti alla Scuola perchè un Paese ignorante sarà sempre povero e dipendente dagli altri (è ampiamente dimostrato da numerosi studi economico-scientifici che i paesi con maggior livello di istruzione crescono più velocemente).
 
           Maggiori risorse per la Cultura in generale e la tutela del patrimonio storico-artistico in particolare, anche nell’ottica di incrementare il “fatturato” di quella importante risorsa economica che il “turismo culturale” costituisce per il nostro Paese.
Avrò dimenticato senz’altro qualcosa, ma credo di aver toccato quei “punti salienti” che dovrebbero essere affrontati RAPIDAMENTE da un Governo cui stanno a cuore i problemi di tutti, o meglio della stragrande maggioranza dei suoi Cittadini. O forse mi sbaglio, siamo proprio sicuri che la “maggioranza” degli Italiani voglia tutto ciò? O non voglia gattopardescamente far finta di cambiare per lasciare tutto come prima? Lo si vedrà alle prossime elezioni, a condizione che ci si vada con una nuova, diversa e “più democratica” legge elettorale!
Grazie per l’attenzione
Giovanni Dotti

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