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Di Giuda Cristo ne ebbe uno solo…Di Pietro invece…

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21 novembre 2012

Egregio Direttore,
     Anche Gesù Cristo ebbe un “Giuda” che lo tradì. Così ebbe a dire a sua discolpa l’on. Di Pietro al tempo del tradimento di Scilipoti, divenuto ormai l’emblema quasi comico del  camaleontismo italico. Ma forse in casa sua di “Giuda” l’on. Di Pietro ne ha accolti un po’ troppi, o mi sbaglio?  Ne ricordo i più noti: Di Gregorio, Scilipoti, e ora Maruccio.  Evidentemente c’è qualcosa che non funziona nell’ I.D.V., dove la scelta dei candidati  avviene  non si sa bene con quali criteri (meritocratici? proprio non direi).  Un partito che si erge a  moralizzatore della vita pubblica non dovrebbe accogliere tanti personaggi squallidi solo per la gloria del suo fondatore, che pretende l’assoluta obbedienza dei suoi sottomessi.  Quasi fosse il capo di una setta.  Tanti yess-men pronti a seguirlo pedissequamente.  Mentre Lui, il Divo, pensa ad amministrare i fondi dell’organizzazione al riparo da sguardi indiscreti.       Ora  “un partito che non ha democrazia interna non può portare democrazia dentro le Istituzioni” (come ben scrisse l’avv. Livio Massimiliano Musso in una “Lettera aperta all’on. Di Pietro” del 29 giugno 2010).  Da parte mia queste osservazioni già le feci in passato e più di recente(V. mie lettere a Varese News n. 178 e 356 del maggio 2012) e tanto più le ribadisco ora leggendo la lettera (n. 219/11) di Alessandro Milani dell’I.D.V. di Varese dal titolo “La misura è colma”.  Ripeto quanto già scrissi “DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA”!   Perché, tanto per cominciare e dare il buon esempio,  l’on. Di Pietro e il suo partito non ha rinunciato ai RIMBORSI ELETTORALI,  ai superstipendi, ai vitalizi e alle prebende varie dei Parlamentari?  E perché ha gestito con così poca trasparenza i tanti soldi pubblici  che gli sono piovuti addosso, tenendo all’oscuro anche i suoi più stretti collaboratori?  Ma perché DAL DIRE AL FARE C’E’ DI MEZZO IL MARE, si predica bene ma si razzola male, come in ogni altro partito di questa beneamata Repubblica.
La smettano almeno di fare i moralisti i “dipietrini” nazionali e locali! Chi ancora gli crede è un ingenuo, per non dire altro. Gli “onesti” che cita il buon Alessandro Milani sono un’altra cosa, non possono essere valorizzati nel suo partito.  Che forse sarebbe il caso di sciogliere, mandando a casa prima di tutto il suo “padre-padrone”.   La DEMOCRAZIA non ha bisogno di lui per rinnovarsi, ma di persone serie, oneste e preparate, che non sbraitano ma espongono pacatamente le proprie idee confrontandosi democraticamente con gli avversari politici.

Giovanni Dotti

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