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Diritti politici e doveri civici

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9 giugno 2011

Caro direttore,
credo che la discussione sul referendum potrebbe risultare più utile e costruttiva se da parte di tutti ci si sforzasse di ascoltare e non solo di confutare le ragioni altrui. Si scoprirebbe che su acqua, nuclare e "legittimo" impedimento di cose da sapere e da capire ce né davvero tante.
Mi pare che chi lo desidera può comunque farsi un’opinione ragionata oppure può seguire il consiglio di qualcuno di cui si fida: non è nulla di male.
Anche sulla partecipazione al voto si discute molto, ma qui non è più faccenda da esperti ma di onestà intellettuale e di senso civico.
Non bisogna confondere il concetto di "DIRITTO POLITICO" (e civile) di partecipare o non partecipare, tutelato dalla legge, con quello di "DOVERE CIVICO" che la Costituzione associa alla partecipazione al voto, ma non all’astensione.
E si capisce bene il perché, senza scomodare Dante Alighieri e il terzo canto dell’Inferno, dedicato agli ignavi…
Accade però da molti anni che il combinato effetto delle norme costituzionali e della fisiologica disaffezione al voto in una parte ampia dell’elettorato (1/4) portano i difensori delle norme soggette a referendum a scegliere la strada più comoda dell’astenzione, piuttosto che quella più coraggiosa della battaglia per il NO. Chi è così ‘sportivo’ da giocare una partita alla pari, partendo da 0–0, quando può prendersi due o tre gol di vantaggio senza fatica?
Non accadeva così nei gloriosi anni ’70 quando i difensori della legge sul divorzio ( e poi di quella sull’aborto) seppero combattare apertamente per portare la maggioranza dell’opinione pubblica dalla propria parte. Ed ebbero ragione.
Oggi non è così e non mi pare un progresso nè politico, nè civile.
saluti cordiali

Roberto Caielli

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