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Disastri ambientali e povertà italiane

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30 aprile 2009

Egregio direttore,
scrivo alla redazione di varesenews un pò per sfogo. Stiamo purtroppo assistendo al mese dei disastri ambientali o, meglio, delle catastrofi naturali. Terremoto in Abruzzo, pioggie torrenziali con conseguenti alluvioni in Piemonte (e anche nella nostra provincia), frane e smottamenti e, ora, anche il crollo di un ponte sul Po sempre per l’innalzamento del livello del fiume. Tantissime, troppe, vite umane spezzate, persone a cui non è rimasto più niente, per non parlare dei milioni di danni. In queste occasioni, soprattutto nel caso del terremoto, l’orgoglio degli italiani viene sempre fuori con gare di solidarietà, efficienza delle emergenze, soccorsi e volontari. Ma, io mi chiedo, non si potrebbe prevenire invece che curare, come diceva un vecchio slogan?
Da cosa dipende la precarietà degli edifici in zona sismica? Di chi la responsabilità di argini fluviali non adatti agli eventi di piena? Cosa causa continue frane e smottamenti in territori sprovvisti di opere di sostegno?
La risposta non è difficile: la mancanza di competenza nell’affrontare preventivamente queste tematiche. E qui comincio a parlare per interesse. Vede, direttore, io sono un giovane laureato, in ingegneria per l’ambiente e il territorio: all’università mi hanno pazientemente e scrupolosamente insegnato come si affrontano questi problemi legati al territorio in cui vivo. Mi sono affacciato al mondo del lavoro da poco ma ho trovato solo porte chiuse in faccia. Nessuna possibilità di contribuire in questo senso, nessun mezzo per imparare o per crescere: nè privatamente nè men che meno nella pubblica amministrazione. O ti metti in proprio (e soldi non ne ho) o speri nel miracolo. E poi la beffa: dopo il terremoto leggo sui media che gli ingegneri dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia sono stati precettati per l’eccezionalità dell’evento. Ma prendono stipendi da fame, sono precari e faticano ad arrivare alla fine del mese. Come si può pretendere che possano da soli, senza investimenti da parte dello stato, risolvere i problemi legati alle catastrofi naturali in Italia? Come può pensare un paese come l’Italia di potersi definire evoluto se affidiamo gli appalti per la costruzione delle case solo a chi "offre di meno" senza curarci di nient’altro?? Dobbiamo far morire gente ogni 4-5 anni per sovvenziare la ricerca? Dobbiamo far scappare proprio tutti i giovani che volessero intraprendere questa strada?
Non so più cosa pensare. Ora la saluto, sa, forse sono costretto ad emigrare anch’io all’estero.
 
Cordiali saluti

P.Gugliotta

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