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Don Abbondio, fra Cristoforo e la premessa maggiore del sillogismo

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24 novembre 2008

Egregio direttore,

il giudizio minimizzante sulla natura della Lega Nord, espresso da un certo numero di persone che pure professano un orientamento democratico, è gravemente sbagliato ed è ascrivibile sul piano etico-politico, per usare una memorabile ipotiposi manzoniana, al modello di comportamento pavido e accomodante incarnato da don Abbondio nei confronti dei ‘bravi’ e di don Rodrigo piuttosto che a quello coraggioso e intransigente di fra Cristoforo. Eppure, se non fossero sufficienti le prese di posizione, gli atti e le scelte che, pressoché quotidianamente, gli esponenti e i dirigenti della Lega Nord assumono e compiono nel governo, nel parlamento e nei Comuni da loro amministrati, basterebbe documentarsi consultando la monumentale ricerca comparativa di A. Bihr, intitolata “L’avvenire di un passato”, per comprendere quali siano la natura, l’identità e il ‘modus operandi’ di tale formazione politica. Il federalismo criptosecessionista, la xenofobia e il razzismo, sempre meno dissimulati e sempre più apertamente dichiarati, non sono tratti folcloristici e accessori, ma profondi e costitutivi di un movimento che persegue una politica antidemocratica e discriminatoria di esclusione sociale contro le componenti più deboli ed emarginate presenti nel tessuto civile del nostro paese.

In realtà, circa un simile atteggiamento, ad un tempo psicologico e ideologico, frutto certamente del campo di tensioni generato dalla globalizzazione contemporanea, ma anche di una riprovevole speculazione politica sui sentimenti di insicurezza, paura, egoismo e disorientamento di vasti strati della popolazione, Primo Levi ha già dettato, nella prefazione al suo libro “Se questo è un uomo”, parole che non possono essere dimenticate da chiunque abbia a cuore i destini dell’uomo in una società democratica: “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è nemico’. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue estreme conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano”.

Eros Barone

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