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Donne, politica e stereotipi. Risposta ad Alessandro Milani

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26 novembre 2012

 Gentile direttore,
le scrivo per rispondere alla riflessione di Alessandro Milani sul risultato di Laura Puppato, o meglio sul più generale rapporto tra donne e politica.
Voglio essere chiara sin da subito: risponderò in quanto donna, giovane donna, vicina alla politica e interessata alle questioni di genere. Mi hanno spinto a prendere posizione i molti stereotipi che puntualmente, al solo apparire di una donna candidata, circolano in treno, in famiglia, nei salotti televisivi, nelle sedi di partito, sui giornali. Nelle lettere al direttore, come quella a cui sto rispondendo, appunto. Spero che la mia riflessione possa essere utile ad evidenziare il problema della rappresentanza politica delle donne, a maggior ragione in vista di una stagione densa di discussione politica.
Il ragionamento di Milani è in apparenza benintenzionato, di buon senso, addirittura vagamente femminista in certi punti. Sotto sotto, però, ma forse nemmeno Milani se ne è reso conto, è infarcito di stereotipi riguardanti il genere femminile e il suo rapporto con la politica. Una captatio benevolentiae mal riuscita, diciamo, che finisce per dipingere le donne – permettetemi la similitudine – come competitive e disorganizzate galline da pollaio, che necessitano del gallo di turno per tornare all’ordine, perché da sole non ce la farebbero.
Laura Puppato in tutto questo non è che uno spunto per avviare una riflessione in fondo molto scoraggiante, se non offensiva: le donne (e quindi Laura Puppato) non ce la faranno mai senza gli uomini, perché non solo non votano le donne, ma non sanno fare squadra, fare gruppo, fare “struttura”. E questo nonostante il fatto che, “prese singolarmente”, dimostrino in realtà maggiore concentrazione, determinazione e capacità.
Parto da questa ultima affermazione. È un’affermazione puramente soggettiva. Se ci sono differenze tra uomini e donne oggettivamente valutabili e socialmente rilevanti queste sono le credenziali educative. Gli psicologismi lasciano il tempo che trovano. È dagli anni duemila infatti che le donne sono più laureate e meglio laureate degli uomini. Perché non riescono ad affermarsi allora? Nel mercato del lavoro come nella politica credo ci sia un problema di modello, una sorta di monopolio maschile, di “maxi quotone azzurro”, una struttura di potere fatta ad uso e consumo di chi quel potere l’ha detenuto per molto tempo. Forse allora è questa “struttura”, per riprendere le parole di Milani, ad essere ostile alle donne. Non sono le donne ad essere inadatte alla politica, a "non saper fare squadra organizzandosi e strutturandosi". Il modello politico è ancora troppo male oriented: è un modello di organizzazione ritagliato su un maschio adulto autosufficiente, che richiede una dedizione totale in termini di spostamenti e di tempo. È un modello che allo stato attuale discrimina fortemente le donne, vere e proprie acrobate tra sfera pubblica e carichi familiari ancora troppo elevati.
Ma la riflessione sulla partecipazione delle donne alla politica è in realtà molto più ampia e complessa: perché poche candidate, perché poche elette, quote sì quote no. Spero che in questi mesi ricchi di competizioni elettorali se ne parli con serietà e senza pregiudizi. Perché più donne nel mondo del lavoro, così come in politica, non solo è cosa buona e giusta, ma è anche utile.
Provo allora a rispondere io alla domanda di Milani. Perché allora Laura Puppato ha raccolto solo il tre per cento dei voti alle primarie?
Forse Laura Puppato è stata vittima di una grande rimozione mediatica, in un dibattito polarizzato su due candidati già vincitori ai blocchi di partenza. Forse era un volto nuovo e troppo poco conosciuto per l’elettorato, che si dimostra ancora conservativo e affezionato ai propri leader. Forse, diciamolo,
nonostante gli sforzi, nonostante i contenuti, la sua campagna è stata comunicativamente un po’ debole, se non artigianale. Forse l’opinione pubblica è un po’ troppo severa con le candidate donne, alle quali si richiede di essere brave il doppio degli uomini, per poi essere giudicate brave la metà.
E forse le donne non l’hanno votata perché sono orfane di modelli politici femminili. “You can’t be what you can’t see” dice il claim di Miss Representation, un bellissimo e recente docufilm statunitense. Non puoi essere ciò che non vedi. Ma il problema della rappresentanza c’è, le donne lo hanno capito, l’attenzione è alta. Arriveranno, credo molto presto, in tante e molto preparate.
Dimenticavo. Premesso che non si chiede alle donne di votare le donne in quanto donne, con un secondo turno facilmente prevedibile, al primo ho scelto di votare Laura Puppato. Volevo dare un segnale.

Anna Battaini - Malnate @annabattaini

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