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Donne & politica

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16 ottobre 2007

Egregio Direttore,

mi fa molto piacere che si discuta, grazie alla vostra ospitalità, di un problema vero e sempre più importante: la partecipazione delle donne alla politica.
Coloro che hanno risposto alla lettera in cui evidenziavo una motivazione, peraltro centrale, delle liste bloccate – entrambi uomini – pur nella diversità dei toni non sono convinti della bontà della scelta di rappresentare nelle assemblee del Pd quella che è, nella realtà, la metà e forse più della nostra società.
Non pensano minimamente di porsi la domanda fondamentale: perché le donne partecipano così poco e il loro numero in politica è addirittura ridicolo se paragonato a molte democrazie europee?
Interrogarsi sui dati oggettivi è, o dovrebbe per correttezza, essere essenziale per dare una risposta non superficiale.
Vediamo invece le argomentazioni addotte.
Caro signor di Biase, che come me ha lavorato ai seggi domenica 14.
Anch’io auspico una modifica futura del sistema, perché credo fortemente nel valore del lavoro delle donne, come è del tutto evidente dalle loro posizioni nella società.
Ma si informi meglio: anche quando riescono, a parità o anche superiorità di merito, spesso guadagnano meno, o debbono ridurre se non abbandonare l’attività lavorativa per la cura della famiglia. Non lo dico io, ma le analisi della società italiana.
Questo non la invita a qualche riflessione più approfondita?
Ci ricorda l’esperienza politica dicendo: sono sempre state una molto bene accetta e considerata minoranza”.
Ci scusi tanto se non ci siamo iscritte al WWF ma al Partito Democratico!
Qualche esperienza l’ho anch’io, e so per certo che per ogni uomo che partecipa con assiduità alla vita politica dei partiti, c’è una donna a casa che si prende carico della famiglia spesso dopo l’orario di lavoro.
Lo chieda agli uomini che la politica la fanno, Le confermeranno che senza questa presenza difficilmente la loro partecipazione sarebbe garantita.
E’ questa la democrazia a cui fa riferimento. Ci pensi.
Vorrebbe tornare alla tradizione per il futuro?
Temo che grazie al Pd resterà un desiderio, legittimo, ma pur sempre tale.

Caro Sig. Traietta, i meccanismi di scelta sono stati difficili ma assolutamente democratici. Le realtà territoriali hanno tenuto conto di merito, genere, territorialità. – es: non metto nel mio collegio un uomo di Busto in più se ho una donna brava che rappresenta Castellanza, Lonate o Samarate, e viceversa- .
Prima di parlare si informi su chi sono le donne entrate nelle nostre liste.
Vedrà che di merito ne trova tanto. E per la prima volta la decisione è stata di RAPPRESENTARLO PARITARIAMENTE. Prima non si era mai fatto.
Senza meccanismi a tavolino, tenuto conto che molte persone non erano mai entrate prima in una sede di partito.
E i nostri giovani e gli uomini non si sono sentiti discriminati. Sanno che nel Pd c’è spazio per il lavoro, la partecipazione e la rappresentanza di tutti. E che questo passaggio iniziale era importante.

Lei conosce un sistema migliore di quello da noi adottato che porta 23.000 persone ai seggi costruiti dal lavoro di decine di centinaia di volontari, con tanti uomini e donne che non avevano nessun sentimento di discriminazione?
Ce lo comunichi e saremo ben felici di discuterlo.
Per curiosità: fate un sondaggio nelle vostre famiglie, fra amici e conoscenti, e verificate quante volte nelle diverse elezioni hanno votato una donna, se presente in lista.
O quante volte le donne in lista non c’erano.
Mancava il merito?
Ma cari signori, le donne di cui si parla sono le vostre mogli e figlie, madri sorelle amiche e conoscenti!
Con noi il futuro oggi è iniziato.
A domani.

Erica D’Adda

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