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“Dove vai? Porto pesci”

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3 aprile 2011

Egregio direttore,
nel mio intervento riguardante il problema dei migranti nordafricani (cfr. lettera n. 9) ho avanzato due tesi e ricordato le proposte avanzate dalla Fiom Cgil. Prima tesi: l’idea, espressa da Gelosia (cfr. lettera n. 17), di istituire dei lager galleggianti per queste persone rivela la natura razzista e potenzialmente genocida di posizioni presenti e diffuse negli ambienti padano-fascisti; seconda tesi: l’invenzione del clandestino come capro espiatorio della violenza sia simbolica che reale che ristagna in questa società sempre più marcia è la condizione preliminare al genocidio (ho richiamato, a tale proposito, una categoria interpretativa elaborata da Hannah Arendt in un testo fondamentale sull’argomento: “Le origini del totalitarismo”); le proposte della Fiom: accoglienza efficiente, permessi di soggiorno straordinari, apertura dei confini europei, tempi certi per la cittadinanza, diritto del suolo per i nati ed educati in Italia e diritto di voto per gli immigrati regolarizzati.
Orbene, nella sua risposta il sullodato signore non risponde nel merito alle due tesi suindicate, non si confronta con le proposte della Fiom da me richiamate e si permette di squalificare le mie considerazioni come uno “sproloquio parafilosofico e parapolitico”. In sostanza, dimostra di non essere in grado di rispondere ai gravi rilievi che gli sono stati mossi confutandoli, bensì, avanzandone a sua volta degli altri da lui ritenuti simmetrici, non solo lascia sussistere e ammette la fondatezza di quelli rivolti a lui stesso, ma riconosce esplicitamente che esiste un ‘continuum’ tra le deportazioni dei migranti e le deportazioni degli oppositori politici. Una involontaria conferma, fornita ‘ex contrario’, della tesi enunciata dalla Arendt e ripresa dallo scrivente!
Infine, per quanto concerne la falsa domanda che mi pone alla fine (“anche Lei è uno di quelli che pensano che le leggi siano solo da far rispettare agli altri quando Le fa comodo?”), non ha senso che io la prenda in considerazione in quanto, sia per la costruzione sintatticamente sbilenca sia per la fallacia pregiudiziale contenuta in essa, implica già la risposta. Aggiungo soltanto che, se la domanda fosse stata espressa in modo corretto e onesto, avrei dato la stessa risposta che ha dato Roberta (cfr. lettera n. 18).

Eros Barone

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