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Droga, fanno gli arresti ma la colpa è dei governanti (del Sudamerica)

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20 giugno 2011

Egregio direttore,
leggo ormai quotidianamente di arresti di vari diseredati che arrivano dal sud america, asia e chissà da quali altri posti. Pare, stando a quello che scrivete, che la maggior parte degli arresti
avvengano a malpensa. E qui un plauso agli adetti ai controlli ci vuole sicuramente, sembra quasi che riescano ad intercettare tutti carichi in arrivo mediante corriere umano. Sembra!
Noto che invariabilmente gli articoli si concludono con un bel "è stato portato nel carcere X, a disposizione dell’autorità giudiziaria" Bene, e con ciò? Cosa si risolve? Con queste azioni in che modo
si interrompe il traffico di droga? A me pare, ma forse mi sbaglio, che così facendo si riempiano solo i già non tanto vuoti carceri italiani. Questi tizi subiscono un processo che nella maggior parte dei casi si risolve in una condanna per traffico internazionale di stupefacenti (in media 2 anni) e poi arrivederci e grazie. Mi piacerebbe sapere se alla fine di tutto l’iter gli stessi vengano almeno espulsi definitivamente…..
Il problema comunque sta alla fonte, continuare ad arrestare questi poveracci serve a poco. Certo, si argina il flusso, ma in che misura? il 5%? il 10%? di più? Per uno che prendono, sempre secondo me, ne passano almeno altri 50 (per dare un valore numerico). Diversamente non si spiega come sia possibile che mercato italiano di eroina, cocaina e porcherie simili sia sempre così ben fornito….

No, sono le organizzazioni internazionali che vanno punite duramente, sono gli stati di partenza, tra cui il già menzionato brasile, che recentemente ha avuto la sfacciataggine di volerci dare lezioni di rispetto di  diritti umani concedendo asilo e libertà al pluriomicida battisti. Il nostro governo dovrebbe avere più attributi per dire a questi stati: signori, interrompete il flusso o con noi avete chiuso, diplomaticamente ed economicamente. Forse allora i vari Lula, Lugo, Chavez, Uribe e compagnia cantante si darebbero una svegliata…

Per le organizzazioni di narcotraffico questi corrieri umani che i nostri finanzieri "pizzicano ai transiti del terminal 1"[ndr] sono solo quelle che in gergo militare vengono definite "risorse spendibili" ovvero elementi assoldati e pagati per fare il viaggio, il più delle volte ignari delle potenziali conseguenze mediche e legali di trasportare ovuli nello stomaco. Ai narcotrafficanti, passatemi il francesismo, non gliene può fregare di meno se ne vengono arrestati uno,dieci, cento. Nelle bidonville di bogotà, di caracas, di lima o di asunscion, ne trovano a decine di migliaia disposti a fare il viaggio per 2000 dollari.Per quella gente 2000 dollari sono una fortuna, tale da indurli a non esitare nel accettare un così pericoloso incarico. Mi sbaglierò ma da imprenditore credo che quei brav’uomini ragionino pure loro da imprenditori, ovverosia: io narcotrafficante spedisco ogni anno, chessò… 5000 corrieri in europa. Se me ne arrestano il 10% sono 500 carichi persi, ma io ho talmente tanto margine di guadagno sulla droga che quel 10% ci sta benissimo dentro nel conto globale. Si lo so, è un modo di ragionare molto cinico, ma provate dimostrarmi che ho torto e non è vero che funziona così. Che continuino pure ad arrestare i corrieri, magari con controlli più serrati agli sbarchi ne prendono un bel po di più, ma tanto alla fine è come continuare a mettere il secchio sotto al rubinetto aperto, l’acqua continuerà a scendere sempre oltre la capacità di qualunque secchio. Bisogna chiudere il rubinetto o convincere (con le buone? mah…) chi ci tiene sopra la mano a farlo.

Maxb.

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