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Dura minga… dura no

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27 maggio 2013

Gentile direttore,
nonostante tutte le evidenze, nel linguaggio politico sono persistenti i soliti “io credo, speriamo che, dovremmo, noi pensiamo, forse sarebbe meglio, non era mia competenza, l’avevamo detto, ce l’hanno impedito”, ovvero parole e frasi che rimbeccando attestano l’incertezza del momento, ormai cronica e di cui bisogna spazzare via ogni turbamento accelerando i processi di cambiamento strutturale ai vari livelli, perché il tempo passa in fretta e prima di tutto bisogna cercare di stare al passo, adeguandosi a comportarsi prontamente di conseguenza, con lungimiranza virando fattivamente in modo efficacemente reattivo; quindi non solo teoricamente, o illudendosi di rimandare ancora l’imminente restando a guardare senza intervenire concretamente, ma recuperando terreno giornalmente.

Comunque chiunque al governo una volta risolti i problemi interni al paese con le riforme, pur in ritardo andando finalmente oltre, raggiungendo le vere asperità di difficile risoluzione si trova dinanzi a fattori contingenti che impediscono complete riprese o risanamenti, per cui così continuando l’Europa o il mondo non potrà mai decollare come si intenderebbe ed in particolare sarebbe auspicabile un ritorno alle proprie monete, resettando patti scellerati lontani dalle realtà quotidiane della gente, che si stanno rivelando prioritari per ripristinare chiarezza negli intenti ed evitare tracolli incontrollati, normalmente subappaltati, che corrono con turbo velocità tali non permettere nemmeno un ravvicinamento ma ulteriori disavanzi.

Per questo a mio avviso la questione di questo o quel governo è relativa e subordinata ad un’ottica più vasta, o completa, che a conti fatti tenga conto di tutti i fattori contingenti, non considerando a sprazzi ma linearmente e apertamente ogni sfumatura che altrimenti trascurata per una cosa o per l’altra manda poi il progetto in fumo, con gravi ulteriori ripercussioni ricominciando punto e a capo, ritrovandosi senza capo ne coda, incappando nelle stesse ingenuità come se l’esperienza, vissuta o patita, non fosse servita, fra l’insicurezza dilagante e l’irrazionalità prevalente.

Riprendendo uno sketch dei primi caroselli, direi che “dura minga … dura no”, perché inevitabilmente così non si può andare avanti, fra tassazioni, disoccupazioni, sprechi di spese, opere non finite, fatture della P.A. non pagate, poi con dipendenze da “zecche” o banche estere che impongono patti e tassi usurai rivalendosi sulla massa delle popolazioni che garantiscono, o garantivano, gettiti sicuri, non contrastando drasticamente evasioni o distrazioni di capitali con abnormi speculazioni e mal gestioni che ledono la vera equità, già precaria o posticcia e pasticciata.

Passando da una primaria ad una secondaria, o da un’elezione all’altra, ne va di mezzo anche il terziario in generale e continua solo una supposta bella propaganda di promesse invece diventata indisponente, non concentrandosi di concerto sul da farsi immediato, o condiviso, a prescindere così in modo non necessariamente vincolato ma bensì anche apolitico e ben ragionato, secondo le logiche vigenti, per urgenze pregresse quasi assurdamente e spesso impunemente senza colpevoli specifici apparenti, per caste e lobbie monopolizzanti protette in rifugi bunker, da uragani, che però come il sarcofago di Chernobyl cominciano a creparsi o registrare allarmi per possibili implosioni.

Buon week end, secondo le previsioni ancora piuttosto autunnale, o invernale, guarda caso a contorno della grigia e confusa situazione attuale, che impedisce una corretta e serena vita sociale accrescendo il malcontento di un’opinione pubblica più cosciente, il cui parere “oggi più di ieri e meno di domani” è da ascoltare per modellare di concerto nuove prove tecniche di partecipazione e trasmissione, che non siano con l’ausilio di cavie ma segnali su cui reimpostare tutto il programma, ricevendo nitidamente; grazie dell’attenzione, cordialmente.

Valter Abele Zaccuri 

Valter Abele Zaccuri

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