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È questo il tempo

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16 giugno 2011

Ora -a distanza di tre giorni- che i clamori ed i giusti entusiasmi sull’esito referendario stanno lentamente seguendo la risacca, mi pare interessante tentare di seguire il filo di un ragionamento altro rispetto a quanto è stato detto finora.
 Molto si è parlato e commentato sull’esito storico di questa tornata referendaria, la prima a raggiungere il quorum dopo sedici anni di un agghiacciante silenzio della democrazia.
 Ed è anche stata correttamente sottolineata l’importanza determinante di quel 52 circa percento di cittadini che hanno scelto -in modo piuttosto omogeneo- il ‘sì’ contrario a delle leggi che hanno enormemente caratterizzato questo governo, la sua linea politica, la sua visione della società. È indubbio che questo voto ha assunto pesantemente anche connotati politici, in modo particolare per quanto riguarda il quesito sul ‘legittimo impedimento’.
 Mi interessa un po’ meno ricordare, con pero’ una certa soddisfazione personale, che le forze e le sensibilità politiche e sociali che oggi compongono la Federazione della Sinistra hanno contribuito in modo decisivo al raggiungimento di questo risultato, con una campagna referendaria attenta, costante e meticolosa che -a partire dalla raccolta firme- ha coinvolto ed appassionato tante persone nella nostra provincia. Ed è stata una campagna che viene da lontano, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’acqua come bene comune. È infatti fin dal 2005, sostanzialmente unica tra tutte le forze politiche oggi rappresentate, che la Federazione della Sinistra collabora al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e, l’anno successivo, i partiti politici che la compongono sono tra i pochissimi a promuovere con tutte le loro forze la Legge Popolare per la Ripubblicizzazione dell’Acqua, spesso in contrasto con le attuali forze politiche del centro-sinistra. Sono indubbiamente felice che partiti politici come il Partito Democratico, fino a non molto tempo fa ed ancora oggi in alcune sue componenti contrario alla ripubblicizzazione dell’acqua bene comune, abbiano mutato la loro opinione a riguardo. L’obiettivo era ed è di straordinaria importanza ed è solo attraverso il contributo di una sfera la più ampia possibile di forze sociali e politiche che è stato possibile raggiungerlo. Resto ad ogni modo sempre un po’ stupito di quanto spazio mediatico venga assegnato a chi -per i più vari motivi che esulerebbero dallo spirito non polemico di questo intervento- abbia scelto di sostenere una serie di battaglie che non condivideva e a quanto poco spazio, o nullo, venga destinato a raccontare gli sforzi di una forza politica che da tanti anni investe una parte considerevole del proprio agire proprio sul tema dei beni comuni, senza nessun opportunismo o deviazione.
 È ormai, infatti, anche abbastanza noto (o dovrebbe esserlo) che il risultato della Federazione della Sinistra alle Elezioni Amministrative appena passate è di tutto rispetto. La FdS ha ottenuto, infatti, nelle province in cui si è andati al voto, un risultato attorno al quattro per cento, analogo a quello di Sinistra Ecologia e Libertà. Nei Comuni sopra i 15000 abitanti la Fds ha raccolto un consenso attorno al 2,8%, inferiore, ma non di molto, a quello di SEL e IdV. Tutto questo è avvenuto senza che mai nessun esponente della FdS sia stato invitato in una delle principali trasmissioni politiche (Annozero, Ballarò, Porta a Porta, Matrix), al contrario di SEL e IdV che hanno goduto di una forte esposizione mediatica. Così come tutto questo è avvenuto dopo che, per un anno, tutti i sondaggi settimanalmente pubblicati da giornali e televisioni avevano accreditato la FdS all’uno per cento e Sel all’otto per cento, e continuano a farlo.
 Ma, come dicevo, credo che la tornata referendaria ci stia raccontando qualcosa di ancora più interessante.
 I primi tre quesiti referendari hanno toccato temi che vanno, nella loro sostanza, anche al di là dell’esito stesso della votazione. Il raggiungimento del quorum, il 52 percento di cittadini che dicono sì ai primi tre quesiti ci sta dicendo, no, ci sta urlando, il viscerale bisogno di un’alternativa.
 Tutti coloro che, in piena consapevolezza, non vogliono che tutto, non ogni cosa, sia una merce, che individuano dei beni, dei settori che non sono commercializzabili, che devono essere sottratti al mercato, ebbene costoro dicono alla classe politica che l’idea che il modello liberista più o meno dal volto umano entro cui tutto è privatizzabile (cioè sottraibile al pubblico, alla comunità) non è di necessità pensiero unico.
 Tutti coloro che, in piena consapevolezza, scelgono di perseguire la via di uno sviluppo sostenibile ed ecologicamente compatibile e di non abbandonarsi totalmente al sogno magnifico e progressivo del progresso scientifico, che quando sbaglia e ci delude provoca ferite immani al territorio ed alla comunità umana, costoro dicono alla classe politica che la nostra terra, la nostra aria sono beni comuni, che non possiamo permettere a nessuno di toglierceli e che la ricerca nel campo delle fonti energetiche rinnovabili dovrebbe essere la priorità per ogni stato occidentale, al di fuori di affari, logiche economiche e speculative.
 Il risultato di questo referendum è sostanziale ed epocale al tempo stesso; e la classe politica di sinistra del nostro paese deve prenderne atto o verrà meno ad un compito ben più alto del momentaneo successo.
 È tempo di marcare una chiara linea di opposizione al pensiero unico che ha reso il mercato l’elemento regolatore di ogni relazione sociale.
 È tempo di abbandonare la convinzione che vi siano processi ineluttabili impossibili da contrastare e che anche i partiti di sinistra devono scendere a compromessi su tutto pur di governare, pur di avere un posto in una giunta o in un esecutivo.
 È tempo di smarcarsi dallo spirito di ritirata che deturpa tanta parte della cultura di sinistra oggi convinta che il pragmatismo, la navigazione a vista, il gioco di rimessa puramente proteso a mitigare gli effetti più dirompenti della vulgata liberista, siano le uniche opportunità date.
 È tempo di riscrivere le ragioni della competizione economica in un sistema di regole e di valori condivisi, ispirati all’idea di bene comune.
 
Il tempo è questo, e forse non sarà più un altro.
Marco Zocchi - segreteria provinciale PRC-FdS - Varese

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