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Ecco perchè non possiamo essere ottimisti

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25 agosto 2011

Egregio Direttore,

i mass-media riportano in continuazione notizie, interviste a personaggi autorevoli ed opinioni di diversa estrazione e provenienza riferentesi alle innumerevoli storture del nostro sistema capitalistico degradato e corrotto, forse – secondo alcuni- in via di definitivo collasso. Personalmente non so dire se una ripresa ci potrà essere, anche se nutro forti dubbi in proposito, diffidando dell’intelligenza e della capacità di “rigenerazione” che un tale sistema può avere.

Tali e tanti sono i “vizi” delle nostre società capitalistiche, e di quella italiana in particolare, che mi sembra utopistico pensare che si possano eliminare in poco tempo e lasciarli definitivamente alle spalle. Non saprei da dove cominciare e come elencarli tutti, ne mancherebbero sempre parecchi. Mi limito pertanto a ricordare quelli che mi sembrano i più macroscopici, e che in ultima analisi derivano dalla insaziabilità della natura umana (cui l’attuale sistema capitalistico bene si confà) che vorrebbe tutto per sè e poco o nulla per gli altri (in contrasto con l’insegnamento cristiano a cui tanti ipocritamente si appellano) e che quindi penso che potranno essere difficilmente estirpati in quanto ormai radicati nella mente(nel DNA)del nostro popolo.

Anzitutto la corruzione diffusa e l’evasione fiscale, appannaggio di chi se le può permettere (cioè di coloro che non essendo a reddito fisso, quindi dichiarabile al 100%, possono fare tutti gli imbrogli che vogliono, col beneplacito degli attuali governi che complici tollerano questa situazione ed evitano di porvi rimedi, frodando il fisco e fregando il resto della società); i superstipendi ed i benefit non solo dei politici ma anche di tantissimi manager e dirigenti d’azienda (che superano spesso fino a centinaia di volte il salario medio di un operaio o di qualsiasi altro lavoratore dipendente) che incidono fortemente sul costo del lavoro e favoriscono quindi la “delocalizzazione”, cioè il trasferimento dei capitali e della produzione in altri paesi con il conseguente incremento della disoccupazione nel nostro; il costo enorme di un carrozzone
politico-amministrativo-burocratico elefantiasico (che solo ora, che siamo coll’acqua alla gola, si tenta con grande difficoltà di ridimensionare) e di una burocrazia pubblica politicizzata e per lo più scarsamente produttiva; inefficienza o inesistenza di seri controlli pubblici sull’operato dei politici e dei privati, quando non anche collusione tra pubblico e privato con aumento notevole dei costi a carico del pubblico; esenzioni fiscali e concessioni enormi fatte al Vaticano e alla Chiesa anche per attività che nulla hanno a che fare con l’esercizio del culto (che potrebbero concorrere notevolmente al risanamento delle finanze statali);
eccesso di “terziario”, che vive a spalle di chi veramente produce; strapotere del mondo finanziario e della speculazione che opprime ogni altra attività lavorativa produttiva e onesta; mancanza di una seria “opposizione” politica ed in parte anche sindacale che contrasti questo deplorevole andazzo.

Ora come si può ragionevolmente sperare che tutti questi “mali” (cronici) possano essere risanati in breve tempo? E soprattutto che ci sia la “volontà” di risanarli da parte di una classe politica corrotta e incapace, che di questi mali finora si è largamente avvantaggiata, tanto da evitare di combatterli con la decisione che sarebbe necessaria per estirparli? Come si può sperare che una politica di rigore, efficienza e severità possa scaturire da una classe politica siffatta (sia pur con le poche eccezioni che pur vi sono)? E che le misure d’emergenza che sull’orlo del default ora vengono prese non siano fatte all’insegna dell’iniquità, colpendo “i soliti noti” e lasciando pressocchè indenni i soliti beneficiati? Tanto più che con la vergognosa legge elettorale vigente, che sembra andar bene per tutti, anche se si ritornasse a votare non muterebbe proprio nulla, ci troveremmo ancora con gli stessi personaggi che da anni ci malgovernano manovrati dai
soliti “burattinai”. Ecco perchè non possiamo guardare con ottimismo al futuro.

Cordialmente

Giovanni Dotti

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