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Elezioni, è tutto deciso. Donne tornate a fare la calza

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19 giugno 2011

Finalmente si è conclusa con successo la paziente ed estenuante ricerca, da parte dei politici locali, dell’unica donna ammessa ad entrare nella giunta comunale di Varese.
Ogni commento è veramente superfluo e non rimane che riderci sopra! Chiediamoci: cosa pretendono le donne varesine? Le pari opportunità? La parità? In fondo rappresentano solo oltre il 50% della popolazione, si accontentino dunque di una quotina rosa, rosa pallido, anzi smunto, che diamine!
Ogni volta che si rinnova il mandato amministrativo nella città di Varese, siamo sempre alle solite: prima, in campagna elettorale, tutte a darsi un gran da fare, poi, a votazioni concluse, sparizione totale: tutte a casa a far la calza, qualcuna impegnata nella famiglia, nessuna nel volontariato, nel mondo del lavoro, tutte a prendere il tè con le amiche, nessuna che si interessi di politica.
Ora ci si mette anche lo statuto del Comune di Varese che vuole “assicurare le condizioni di pari opportunità attraverso l’eguaglianza giuridica, sociale ed economica ed attraverso la presenza di entrambi i sessi nella Giunta e negli altri organi collegiali del Comune”. È uno sfinimento!
Del resto basta vedere cosa succede a Roma: se non ci fosse quello zelante capo del governo che si è dato tanto da fare, non ci sarebbe neanche una ministra. Ma torniamo a Varese: sono passati appena 16 anni da quando il sindaco Fassa aveva nominato in giunta ben due donne. Ancora ne deve passare di tempo per cancellare quell’onta! Il sindaco Fumagalli aveva alzato anche lui la cresta nominando un vice-sindaco donna nel suo primo mandato; nel secondo, invece, per un puro caso, il genere è tornato tutto maschile. Con la prima giunta Fontana è arrivata un’assessora che molto si è impegnata. In questo mandato non è stata riconfermata nonostante l’ampio impegno profuso.
Del resto in politica, a Varese, la piaga del femminile è giunta ormai ovunque ad un livello insopportabile: basti vedere l’assetto della giunta provinciale con ben una donna nel conclave e, riguardo ai partiti di opposizione, siamo giunti all’inverecondo! Come si permette, infatti, la candidata sindaco Luisa Oprandi, battuta alle ultime amministrative, neanche per molto (oltre il 46 % delle preferenze) di proporsi come capo del partito democratico in consiglio comunale a Varese? Ma è matta? In fondo si è limitata a fare il suo dovere facendo avanzare la sua squadra di appena sedici punti percentuali (leggasi + 16%) quando, nelle tornate amministrative precedenti, i suoi colleghi sono stati capaci, alcune volte, di risicare qualche successo da prefisso telefonico e, le altre, di collezionare delle belle batoste.
Anche la Oprandi sta esagerando, perbacco! E’ l’unica donna presente in consiglio comunale ed è già un regalo che resti lì.
Conclusione: ci vogliono grandi capacità per entrare in politica, tanto più quando si tratta di elezioni amministrative perché bisogna volere il bene della propria città. Ognuno deve essere collocato nel posto giusto per le sua conclamata competenza e per la sua esperienza! E le donne…? E se incutessero qualche timore? E se fossero almeno preparate quanto gli uomini, o, forse, più dotate di buon senso, più pragmatiche? …. Meglio non rischiare, meglio non perdere il senso della misura.

Ambrogina Zanzi

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