Ricerca

» Invia una lettera

Esercito di leva ed esercito di mestiere

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Caricando...Caricando...

3 novembre 2008

Egregio direttore,
“la solidarietà non permette privilegi”, “la naja ci ha reso uomini e amici”, “donare è amare”: queste erano alcune delle scritte più significative che, non solo assistendo come cittadino fra i cittadini ma partecipando altresì come alpino fra gli alpini (per la precisione, artigliere di montagna), ricordo di aver letto con viva commozione negli striscioni portati dai trecentomila “veci” e “bocia” che, convenuti a Genova da ogni parte d’Italia, sfilarono per dieci ore qualche anno fa nel centro del capoluogo ligure.
Già allora i “mass media” si astennero dal dare risalto al ‘Leitmotiv’, di carattere profondamente democratico, che contraddistinse quel raduno dell’Associazione Nazionale Alpini e che va individuato nella totale, coerente e irriducibile opposizione all’abolizione della leva di massa. Un orientamento che trovò un’espressione incisiva ed efficace nelle seguenti parole d’ordine, reiterate nel corso di tale manifestazione: “alpini cittadini d’Italia: un patrimonio da conservare”, “l’esercito di leva difende il popolo, l’esercito di mestiere difenderà il potere”.
È forse il caso, allora, di ricordare anche al signor Fortunato Galtieri, di cui apprezzo e condivido (non il nazionalismo ma) il vivo amor di patria, che la legge sulla abolizione della leva di massa (un provvedimento che ha sempre caratterizzato la destra e che ha spianato la strada alla creazione di un esercito di mercenari al servizio di una organizzazione guerrafondaia e imperialista, quale è la Nato) fu approvata, con la sola eccezione del voto contrario del Partito della rifondazione comunista, da uno schieramento comprendente non solo i partiti che sostenevano il governo di centro-sinistra, ma anche i partiti dell’attuale Pdl (da Forza Italia ad Alleanza Nazionale, compresa la Lega Nord, incapace perfino di valorizzare la natura regionale di un corpo come quello degli alpini, il cui affiatamento e la cui coesione nascono dalla omogeneità territoriale delle zone montane in cui vengono reclutati i suoi componenti).
Non bisogna dunque sorprendersi se, oggi come allora, il grande messaggio di solidarietà, eguaglianza e democrazia, che inviarono da Genova quei 300.000 alpini, sia irricevibile per la quasi totalità del mondo politico italiano.

Eros Barone

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.