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Etnonazionalismo leghista, Meneghino e Donna Letizia

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13 gennaio 2009

Egregio direttore,
“Siamo italiani, è vero: il mio è tuo, il tuo non è mio …” – diceva mestamente lo scrittore milanese Emilio De Marchi, di fronte alle trasformazioni di Milano di fine Ottocento nella novella Milanin Milanon. È quanto accaduto nella vicenda Alitalia/CAI.
Dopo cinque mesi dalla consegna dei libri contabili, dalla morte ufficiale di Alitalia, dopo aver fatto pagare ai contribuenti ben 4 miliardi e mezzo di debiti (il mio è tuo), dopo aver concesso a CAI di vendere (il tuo non è mio) fra alcuni anni gli asset acquistati, ovviamente senza debiti, parte la nuova compagnia di volo, nata per difendere l’italianità del trasporto aereo italiano. Un’italianità che servirà a poco e soprattutto durerà poco, perché il socio estero sarà già nei prossimi giorni il socio di maggioranza relativa della nuova compagnia imprenditoriale.
La soluzione italiana, come sostengono gli studiosi, è troppo debole, basti pensare che un vettore a lungo raggio costa 300 milioni di euro, pari al 35% di quanto ha investito CAI nell’intera operazione. Questo è il motivo per cui anche Fiumicino rischia di non diventare un hub.
In tutta questa vicenda non abbiamo capito dov’era la Lega Nord, quale ruolo in commedia ha giocato o sta ancora giocando. Viene voglia di dire che il Re è nudo. Quando davvero vi era bisogno di difendere gli interessi del Nord, i cavalieri impavidi delle brughiere sono scomparsi.
Mi viene, anche, da chiedere, dove siano finiti i corifei, i supporter esterni della Lega Nord del PD, ma anche quelli arroccati nelle loro rigogliose corporative associazioni professionali. Tutti spariti!
Un conto è fare come gli asinai del Sacro Monte che lucravano sui turisti milanesi in pellegrinaggio, altro è rappresentare il territorio sulla scena nazionale.
La Lega Nord non ha un progetto, questo è quanto ha smascherato la vicenda Malpensa/Alitalia. Fino ad oggi, per accumulare voti è stato sufficiente l’antimeridionalsmo etnico, la polemica contro il centralismo romano e i partiti, la chiusura verso gli extracomunitari, annunciare scioperi fiscali, urlare l’identità padana, auspicare il federalismo e il leaderismo di Bossi, il tutto impastato di paura contro le diversità e gli stranieri.
Ciò detto, non sfugge che ognuna di queste questioni ha una sua ragione, ed è fonte di malessere per la società lombarda. Ma non basta sempre e solo denunciare.
Il localismo esasperato, già denunciato a suo tempo, alla lunga si sta rivelando un boomerang devastante. Fra poco assisteremo al conflitto Linate/Malpensa, come se fossero scali aeroportuali di paesi stranieri e non della stessa area.
Cosa è possibile fare in questo contesto. Per quanto riguarda CAI non c’è molto da dire: invitare la politica a fare decisamente un passo indietro e lasciare che la nuova azienda si posizioni sul mercato. Per quanto riguarda il sistema aeroportuale lombardo e del Nord Italia (vedi il numero assurdo di scali disseminati per la pianura Padana) sarà necessaria una razionalizzazione dell’offerta. La politica in questo caso deve fare le sue scelte. Se Malpensa è l’aeroporto motore dello sviluppo del Nord e della regione (Expo, Fiera di Rho), è necessario potenziare i collegamenti per Malpensa che rimangono problematici e risolvere i problemi tecnici dello scalo.
Per quanto riguarda il resto, in primo luogo si devono rivedere gli accordi bilaterali per le rotte intercontinentali in modo che siano prontamente liberalizzate. Anche l’antitrust deve fare la sua parte e obbligare (Mini)Alitalia al rilascio degli slot nelle rotte dove ha più del 60% della quota di mercato.
Ho l’impressione che il capitalismo molecolare, le migliaia di imprenditori della fascia Pedemontana, esaltati per la loro flessibilità, per la loro capacità di adattamento e innovazione, solleticati nel loro antagonismo antiromano debbano interessarsi un po’ di più di società, oltre che di azienda. Sono anche convinto che siamo all’esaurimento del modello lombardo di governance, fondato sulla parodia del territorio e sul monopolio centralistico di Milano. Pretendere una società meglio gestita, dove il ruolo delle forze politiche non sia soltanto quello dell’eterna protesta, ma sappia mediare fra gli interessi in una prospettiva di sviluppo.
Se il centro sinistra in Lombardia e in provincia di Varese sarà capace di offrire un disegno, una prospettiva e non soltanto rincorrere la Lega Nord, forse, potrà ritornare ad essere concorrenziale sulla scena politica.
Purtroppo è più facile che il prossimo carnevale ambrosiano assista alle trasformazioni di Meneghino, che invece di stare al fianco del popolo, come dovrebbe, si mette al servizio di donna Letizia. Ma dubito che tale epilogo possa entusiasmare gli animi dei lombardi che hanno in mente di mantenersi liberi, promuovere la modernizzazione e lo sviluppo e superare la crisi in modo solidale. Prioritario resta, quindi, formulare un progetto per il Nord, per la Lombardia, all’interno di un sistema paese che ha nell’Europa il suo futuro.

Giuseppe Nigro - Segretario Federazione Prov. Partito Socialista Varese

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