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Evidentemente la coerenza non è una virtù dei sinistri

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16 maggio 2013

Caro Direttore

Dicon i sinistri : “Le sentenze non si discutono, ma si accettano”  e di conseguenza si straccian le vesti quando Berlusconi e suoi vassalli le discutono e le contestano. Sono d’accordo con i sinistri, esistono tre gradi di giudizio e in ognuno dei successivi è possibile un ribaltamento della sentenza precedente. Vorrei che questo sano principio fosse applicato, dai sinistri, anche in casi nei quali non sia coinvolto il cavaliere (o caimano, o….. altro). Per esempio vorrei ricordare il caso Sofri e compagni accusati e poi condannati in via definitiva, dopo vari gradi di processo, per l’assassinio del Commissario Calabresi. In quel caso vennero costituiti movimenti nei quali militarono fra l’altro Dario Fo, Gad Lerner e Mauro Mieli, comitati che si scatenarono contro giudici e sentenze, rigettando l’ipotesi della colpevolezza dei tre di LC. Evidentemente la coerenza non è una virtù dei sinistri : i compagni vanno sempre difesi, anche e soprattutto quando i giudici li condannano. Le sentenze contro Berlusconi non devono né possono essere contestate, mentre nel caso dei compagni possono e, talvolta, devono essere criticate. Mi sembra un brutto esempio di ipocrisia.

Cordiali Saluti

Dr Carlo Mario Passarotti - Gallarate

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