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Farsi sfrattare da “vucumprà”

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30 ottobre 2007

E’ successo che oggi il giudice del Tribunale di Saronno ha accolto la domanda di sfratto presentata da un magrebino contro un italiano che non paga l’affitto. E’ una notizia che vale un articolo di fondo in coincidenza con le tragedie del mare di questi giorni.

Una volta tanto non interessa conoscere i nomi. E’ un fatto che sarebbe simbolo epocale, se non fosse che questi nostri tempi sono così vorticosi. Teniamoci dunque questa notizia che non allieterà più di tanto il popolo grasso che è in noi. In questo episodio c’è la parabola di una società sterile, di famiglie appagate per presunzione e di altre dinamiche per necessità. Farsi sfrattare da “vucumprà” non è più affare di un singolo, e forse non è solo quotidiana applicazione della legge. Non è nemmeno la notizia dell’uomo che morde il cane. E’ il segno di un livellamento politico e sociale che avanza a grandi passi; è l’annuncio di un’integrazione inarrestabile e di un avvicendamento molto prossimo e massiccio in tutti i settori della vita civile. Della cittadinanza se ne può fare anche a meno e noi italiani siamo molto tirchi a concederla, ammettiamolo. Ma è la realtà quotidiana che detta i tempi e modula i costumi: i diritti, i doveri e soprattutto gli interessi non hanno confine né etnico, né geografico, né ideologico. Ma perché mai quel padrone di casa avrebbe dovuto rinunciare all’affitto e concedere una proroga a chi non lo pagato solo perché italiano? Forse è arrivato il momento di aggiustare una battuta che ha fatto troppa strada tra i nostri distratti discorsi. Ora dovremmo ridere, se veramente siamo gente di spirito, raccontando di aver sentito da un “marocchino” dire a “uno di noi” cacciare euro tenere casa.

Angelo Proserpio

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