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Femminicidio: la retorica del paese sotto shock

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30 maggio 2013

Caro Direttore,

trovo insopportabile la retorica con cui si descrive la reazione del paese di fronte all’ennesimo caso di donna usata come un oggetto di proprietà e poi gettata via.

Il fatto di Corigliano Calabro è frutto di una mentalità medievale che sembra aver ancora facile dimora in certe zone d’Italia. Non posso credere che un paese sia sotto shock quando tutti conoscevano l’imputato, i suoi precedenti, lo stesso girava tranquillamente con un coltello in tasca ed aveva già spaccato il naso alla povera ragazza spinto da gelosia.

Un padre che si limita a dire la sua "mancanza di approvazione" verso una persona che poco prima spacca il naso di sua figlia per gelosia (secondo quanto riportato da La Stampa) e poco dopo la brucia viva.

Quell’arcivescovo che ai funerali si preoccupa solo di lui, il carnefice, affinché trovi la via del perdono verso un nuovo umanesimo che ponga l’uomo al centro. Forse l’arcivescovo non ha capito che l’uomo, nella società di Corigliano Calabro, è già fin troppo al centro.

Fabiana è stata semi ammazzata e bruciata ancora viva a 15 anni perché non voleva essere l’oggetto in possesso di un uomo. Eppure nelle parole dell’arcivescovo nulla fa trasparire una mentalità agghiacciante basata sulla oggettificazione del corpo e del possesso con la tacita approvazione e collaborazione delle famiglie, del paese e anche dell’arcivescovo che non si sogna nemmeno di citare il clima di oppressione che la donna è costretta a subire ancora nella società meridionale.

Anzi è agghiacciante il prematuro appello e apertura al "perdono", il magico dixan-cattolico lava peccati che a cadavere ancora caldo (letteralmente parlando) viene invocato dall’arcivescovo. Secondo me se la vittima fosse stato il ragazzo si sarebbe parlato di percorso di pentimento ed espiazione. Ma siccome è morta una donna oggetto allora massì perdoniamo pure ed invitiamo il carnefice a non essere sopraffatto da irrimediabili sensi di colpa.

«Preghiamo – aggiunge l’arcivescovo – per colui che ha commesso il terribile omicidio, perché prendendo consapevolezza della gravità di quanto ha compiuto non sia sopraffatto da irrimediabili sensi di colpa ma si incontri col Dio della verità e della misericordia, che a tutti offre una strada possibile di giustizia, perdono, conversione, cambiamento di vita. Con la stessa forza, vorrei invitare tutti a prendere sul serio l’urgenza ed emergenza educativa, abbandonando una volta per tutte quell’individualismo e quel totalitarismo dei sentimenti e della libertà individuale che generano solo violenza e sopruso.

Da queste parole si capisce che in Calabria la donna è ammazzata in quanto donna, semplicemente perchè ha disilluso le aspettative distorte e deviate dell’uomo che si può sempre perdonare (e notate che non viene citato il pentimento).
L’uomo si sente autorizzato a perpetrare violenza perché pensa che la donna non stia rispettando una serie di doveri che lui si aspetta da lei.

Benvenuti a Corigliano Calabro, Benvenuti in Italia, lo stesso paese che piuttosto che legiferare sulle unioni civili invoca cose più urgenti e prioritarie infarcendole con  le panzane sesquipedali della minaccia alla famiglia. Fino a che qualcuno non si sente autorizzato a spaccare il cranio a qualche frocio, essendo tale.

Fonti:
http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/14940_uccisa_dal_fidanzato__il_vescovo_gesto_orribile_ma_s_al_perdono/
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/06/barbara-befani-non-e-moralismo-si-alla-proposta-della-boldrini/

Cordiali Saluti Direttore,

Felice Griffi

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