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“Ferite aperte e dubbi atroci”

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15 maggio 2013

Gentile direttore,
piange il cuore o scappa la poesia a vedere in Valceresio il proprio territorio sventrato, soprattutto se come ad Arcisate le ventilate ipotesi paventano o rasentano l’imponderabile; le direttrici delle opere viarie e ferroviarie in corso infatti presentano “ferite aperte” lasciate al loro incerto destino, dissanguante o da infezioni purulente, ma mentre per la prima si tratta solo di un “leggero ritardo”, probabilmente di circa un anno, per l’altra solo in questi giorni sono arrivate delle speranze assicurative, per voce dei preposti incaricati, che sarà pronta per il taglio del nastro di Expo 2015, anche se l’impresa in atto appare ancora contornata da “tormentosi dubbi atroci”, pur ampiamente discussi, che a breve dovrebbero sciogliersi rivedendo in azione uomini e mezzi speciali, senza i quali è impossibile realizzare certi stravolgimenti straordinari, al limite del ciclopico o faraonico e di cui si sanno tutte le difficoltà intrinseche.
Comunque non sapevo che oltre l’Arsenico ci fossero anche gli idrocarburi, di cui un decennio fa nella valle Bevera fecero dei sondaggi rilevando la presenza di discrete quantità di metano, ma ormai prima si suturerà la ferita e meglio sarà, coprendo le aree ora oggetto di dilavamenti atmosferici coibentando e appunto indirizzando le acque meteoriche sulle apposite vie, riducendo gli effetti relativi al cambio morfologico delle superfici e all’assorbimento dei terreni interessati.
Inoltre a prescindere i contratti vanno rispettati e tutelati con sufficienti garanzie mentre Varese è coinvolto come gli altri paesi, perché le falde pompano da lì e pur essendo attraversata dalla linea mantenendo gli stessi livelli di altezza, serviranno adeguamenti e rinforzi non di poco conto, trattandosi di un’opera di interesse regionale e internazionale, passando poi agevolmente da un lago all’altro, ad es. da Laveno a Como.
Non sarebbe la prima volta che capitano “intoppi” in corso d’opere, incompiute, che in tempi di ristrettezze economiche e crisi risaltano in modo assordante imponendo riflessioni se non sia il caso di resettare per un po’ l’idea di intraprendere nuove avventure o invece pagare i debiti residui ultimando i lavori in corso, non ribaltando sempre molto discutibilmente e ingiustamente sul popolo dei lavoratori e contribuenti onesti, l’onere senza onori o glorie del peso di risolvenze sproporzionate per scelte puntualmente sostanzialmente imprecise, o sbagliate, perché poco oculate in tutte le sfaccettature fondamentali, smisuratamente e pretestuosamente o pretenziosamente non ponderatamente valutate; tanto più così affrettatamente, freneticamente e incredibilmente accumulate, tartassando “a più non posso” per non riuscire nemmeno a pareggiare gli interessi sul crescente debito pubblico, ma ciò nonostante perdurando sconclusionatamente come in un’aspettativa superiore, sottintesa nell’illusoria attesa di un Messia che in questi casi non solo non arriva ma si allontana, essendo cose innaturali a cui bisogna porre rimedio partecipando e commissariando, drasticamente cambiando metodi, mentalità e sistemi, con ampie vedute senza paraocchi, preconcetti, o ritrosie.
Scusate il forse eccessivo “avvitamento di parole” ma evidentemente anche i politicanti contagiano, ripetendo litanie da disco rotto o masterizzando gli stessi copioni; grazie tante e cordiali saluti.

Valter Abele Zaccuri

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