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Ferrovie, oltre ai ritardi ci si mettono pure i controllori

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11 marzo 2005

Caro direttore,

ieri pomeriggio ho assistito a una scena alquanto riprovevole.
Ero di ritorno da Milano sul treno delle 16.47 diretto a Domodossola. Il controllore, passando per la carrozza dove sedevo, si è imbattuto in un signore dalle origini orientali che ha cercato di spiegargli che non aveva fatto in tempo a timbrare il biglietto, ma che aveva avvisato il personale del binario. Nonostante ciò il controllore in un tono scocciato ha ripetuto più volte al passeggero che avrebbe dovuto pagare una multa di 5 euro per non aver timbrato il biglietto oppure pagare 7 euro per un nuovo biglietto.

A quel punto un ragazzo si è schierato dalla parte del passeggero offeso ricevendo una serie di male parole dal controllore, che ha prontamente nascosto il tesserino con il numero identificativo per evitare reclami da parte del ragazzo. Con grande arroganza, poi, quest’ultimo ha minacciato una ragazza, intervenuta successivamente, di non farla arrivare a casa perché stava intralciando il suo lavoro.

La vicenda si è conclusa alla stazione di Gallarate dove il controllore, fermamente convinto di essere nel giusto, ha chiamato la polizia e segnalato i due ragazzi. Questa vicenda, pur non essendo l’unica, fa sicuramente pensare.
I pendolari e gli studenti devono sopportare sempre più spesso i ritardi, ormai calcolati, di treni troppo corti per un elevato numero di passeggeri che spesso sono costretti a viaggiare in piedi o al freddo all’interno di carrozze rotte.

Mi chiedo quindi: Perché il personale dei treni cerca sempre la pagliuzza nell’occhio dei passeggeri e non vede la trave che c’è nell’occhio delle Ferrovie dello Stato?
Non sarebbe meglio cercare di mantenere un atteggiamento meno pedante e aggiungerei arrogante visti i disagi apportati ai viaggiatori?
Non penso sia difficile rispondere a queste domande.

Silvia Rigotto

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