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Fine dell’ “impero” e nuovi percorsi mondiali

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10 novembre 2008

Egr. Direttore,
Fine dell’ “impero” e nuovi percorsi mondiali
Che ragioni avevano le due bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945? Nei confronti delle sorti della guerra, nessuna.
Il Giappone era già vinto. Le sue truppe, che avevano invaso e occupato vasti territori della Russia e della Cina, erano state sconfitte. La coalizione nazifascista, di cui quel paese insieme alla Germania e all’Italia faceva parte, era stata abbattuta e divelta grazie non solo alla forza degli eserciti, ma anche alla resistenza dei popoli aggrediti.
Due bombe atomiche. Era la prima volta nella storia. Fecero decine di migliaia di morti nel momento dell’esplosione, altrettante vittime poi causarono con i loro veleni e contaminazioni.
Quella dell’allora Presidente americano Harry Truman fu una scelta unilaterale grave, oltre che cinica e spietata.
Gli Stati Uniti erano allora l’unica potenza a possedere l’arma atomica e la usarono per marchiare il nuovo ruolo che si proponevano di svolgere nel mondo del Dopoguerra.
Un ruolo di supremazia e dominio che avrebbe comnportato tra le prime condizioni la rottura dell’unità antifascista.
Una unità, USA, URSS, Cina, Francia, Gran Bretagna, che era riuscita a vincere il nazismo di Hitler, il fascismo di Mussolini, il militarismo di Hirohito.
A sostegno della politica neoimperialistica avviata in quell’agosto ’45, gli Stati Uniti hanno cercato via via di imporre il dollaro come moneta dominante; utilizzato le istituzioni multilaterali come la Banca mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione mondiale del commercio, come luoghi e strumenti per l’appropriazione di ogni risorsa del pianeta; diffuso una fede cieca sulla capacità di autoregolamentazione del mercato; puntato sul gonfiamento della dimensione finanziartia e speculativa e , con Bush, hanno costruito la teoria della “guerra preventiva permanente” in nome della quale sono state scatenate le guerre ancora in fiamme dell’ Afghanistan e dell’Iraq.
L’amministrazione Bush, espressione diretta delle multinazionali del petrolio e delle lobbies industriali e militari, portatrice di una ideologia violentamente conservatrice ed integralista, ha accelerato tutti i processi degenerativi che hanno portato oggi gli Stati Uniti sull’orlo del baratro e ad avere l’immmagine internazionale peggiore di tutto il sessantennio.
L’impero USA non c’è piu’ e il programma di Obama non prevede, né propone la sua ricostituzione.Anche perché sarebbe impossibile.
Cambiare diventa un imperativo categorico. Lo afferma Obama. Lo rivendicano i Paesi che da sempre critacano il modello liberista, si oppongono al pensiero unico, praticano una relazione forte tra Nord e Sud del mondo.
Si impone quindi una nuova architettura finanziaria mondiale corrispondente all’attuale struttura del pianeta dove il peso degli USA sia ridimensionato e sono cresciute invece realtà ( Brasile, Russia, Cina e India ) che possono garantire da subito la ripresa dello sviluppo e a cui bisogna dare piu’ voce e potere.
Grande è la speranza di una nuova Bretton Woods in cui questi Paesi, insieme agli Stati Uniti di Obama e a un’Europa piu’ unita, possano giungere presto a un nuovo ordine finanziario ed economico mondiale piu’ stabile , piu’ equo, piu’ avanzato rispetto a quello fissato nel ’44, e dai suoi successivi stravolgimenti, imperniato sull’asse dominante di USA e Gran Bretagna.
Saluti cordiali

Maria Pellegatta, Federazione P.d.C.I. Varese

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