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Formigoni al Pronto Soccorso, la solita parata elettorale

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21 marzo 2005

Egregio Direttore,
ho letto con iniziale interesse lo scritto del Presidente Formigoni, relativo alla sua visita al nostro Pronto Soccorso.
Interesse iniziale, dicevo, perché speravo di trovare qualcosa di più del riassunto delle puntate precedenti, qualcosa di più dell’ormai trito invito ad attendere il nuovo ospedale (definito vecchio in partenza da interventi più autorevoli o più ascolati del mio, e non si capisce a questo riguardo perché dal giudizio sulla futura inadeguatezza del nuovo ospedale dovrebbe, a priori, essere escluso il Pronto Soccorso), qualcosa di più chiaro sul walzer dei dirigenti annunciato o richiesto a più riprese.

Il Presidente Formigoni dice di avere risposto “a stretto giro di posta” per raccogliere il grido di dolore di Perlasca: qui sarebbe doveroso attendersi un po’di rispetto per il dolore vero, che non é quello di Perlasca, ma quello di chi, in condizioni di sofferenza vera si scontra quotidianamente con carenze denunciate da anni e nemmeno oggi risolte. Non é con 22 posti letto trovati in due mesi, una briciola rispetto a quelli tagliati negli anni, che si risolvono i problemi. Non é inserendo degli operatori sanitari, col massimo del rispetto per il lavoro che svolgono, che si supera la carenza di infermieri professionali, quelli che quotidianamente garantiscono l’assistenza e qualificano il Pronto Soccorso. Non é con una lettera che si pone rimedio ai mali della sanità varesina, e lombarda, dopo che per anni si sono create le condizioni perché questi mali esplodessero.

Il Presidente Formigoni afferma di essere convinto che un politico debba “mettere la faccia” di fronte ai problemi. E’ vero, ma non solo in campagna elettorale. E’ vero, ma quella faccia dovrebbe avvampare per la vergogna, quando si muove circondata da altri facce che sono corresponsabili dei problemi, che non si sono mosse per risolverli, che si sono spese per portare a compimento i programmi della propria parte più che l’interesse collettivo. Facce non “cattive”, non “incapaci”, non “disoneste” per proprio tornaconto, ma facce che hanno fatto quanto veniva loro chiesto, facce che sono state collocate in quei posti per adesione politica e di corrente, facce sacrificabili anche.

In chiusura Formigoni afferma che in futuro nessuno sarà più costretto a subire situazioni spiacevoli, ma a chi si riferiva? A chi ha bisogno del Pronto Soccorso, a chi lavora al Pronto Soccorso o a chi fa visite elettorali? Data l’esperienza l’unico modo che abbiamo per garantire che il superamento dei problemi sia a favore di utenti e lavoratori é quello di impegnarci a cambiare la politica sanitaria in Lombardia.

Senza Formigoni e le facce che gli fanno cornice, negli Ospedali si penserà più alla salute e meno alle poltrone, più al bene pubblico e meno all’interesse dei privati, sarà un bene per la salute di tutti.

Angelo Zappoli

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