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Fusioni sì, ma garantendo l’identità storico-territoriale dei comuni

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24 maggio 2013

Egregio direttore,
Si legge oggi sulla Prealpina a pag. 20 "Il progetto di fusione approvato da Maccagno, Veddasca e Pino è una patacca". A parlare è Davide Compagnoni, capogruppo della minoranza Maccagno Domani, che esprime come lo studio di Eupolis e la legge vigente rivelano che subito dopo la nascita del nuovo grande Comune, lo stesso dovrebbe porre in atto le gestioni associate per poter svolgere proprie ed autonome funzioni amministrative, come emerso dopo un’approfondita analisi della normativa sull’argomento ed una verifica delle rare esperienze di Fusione comunale in Lombardia, e la lettura in corretta chiave interpretativa di alcuni passaggi un po’ criptici e "nascosti" dello studio di fattibilità Eupolis su cui si fonda il modello di fusione approvato dalla maggioranza consiliare. "Ne è emersa una constatazione a dir poco sconcertante – prosegue Compagnoni – in grado di sbriciolare il già precario impianto d’argomentazioni su cui il Sindaco di Maccagno sta cercando di motivare la propria opinabile scelta di fondere il paese con Pino e Veddasca. Ritenevo infatti che il Sindaco prediligesse il "suo" modello di fusione non solo perché la nascita del nuovo Comune gli avrebbe permesso di ricandidarsi, bypassando così il limite di 2 mandati previsto dalla Legge, ma anche perché riteneva tale modello più idoneo e funzionale rispetto ad altre soluzioni aggregative. Invece, con sommo stupore ed incredulità, scopro che il modello di fusione voluto da Fabio Passera non è di per sè idoneo a far fronte agli obblighi associativi previsti dall’art.14, comma 28, D.L. 78/2010, così come modifcato dall’art.19, comma 1 b), D.L. 95/12". In effetti, dopo la soppressione dei tre Comuni esistenti, il nuovo Comune che verrebbe istituito per Fusione non supererebbe la soglia dei tremila abitanti; "tetto" demografico previsto dalla Legge per i Comuni facenti parti di Comunità Montane (come quelli coinvolti) per potere svolgere autonomamente le varie funzioni di gestione amministrativa. Quindi, dopo l’eventuale fusione comunale scaturirebbe la paradossale necessità del nuovo Ente di associarsi, comunque, con altri Comuni per poter ottemperare agli obblighi normativi.

Questa fusione, quindi, si tradurrebbe solo in un’imposizione aggregativa inutile e porrebbe l’eventuale nuovo Comune nelle stesse condizioni in cui si trovano gli attuali tre Comuni. Ad analoga conclusione sono giunti tre Comuni della Valsassina che, proprio per queste motivazioni, hanno accantonato il progetto di fusione, dando corso altre forme aggregative. "Mi domando come mai queste cose – ribadisce Compagnoni – siano state sottaciute e mi auguro che la campagna informativa che svolgeremo nelle prossime settimane in ottica referendaria consentirà ai Maccagnesi di capir ancor meglio gli enormi limiti di "questo" insulso ed inutile progetto di fusione. A questo punto, in occasione del Referendum Regionale che si terrà verosimilmente in autunno, i maccagnesi ma anche le altre cittadinanze interessate, non potranno che votare "NO" a questo ambiguo ed inutile progetto di Fusione comunale".

Noi di "Maccagno Domani" siamo sempre stati convinti che siano da perseguire modelli di accorpamento come le gestioni associate, ma anche quelli di altre tipologie di fusione, senza banalizzare quello delle unioni di Comuni che pur garantendo l’identità storico-territoriale degli odierni Comuni, consentano di rispettare gli obblighi associativi stabiliti dalla Legge, di abbattere e razionalizzare i costi municipali ed al contempo, di accordare solidarietà alle minuscole realtà locali adiacenti". 

Luciano Cocomazzi - Maccagno Domani

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