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Gallarate, il vento sta cambiando

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26 aprile 2011

 Egregio Direttore,
anche a Gallarate il vento sta cambiando. E l’aria è più pulita.
La Giunta uscente è in fibrillazione: dopo il miraggio di una vittoria al primo turno ora è sempre più isolata e si trova a fare i conti con una possibile esclusione dal ballottaggio.

La risposta dell’aspirante sindaco del Popolo delle Libertà e del suo padrino, rabbiosa, è affidata alla potenza di una campagna che, in mancanza di alleati politici, si giova di partner economici. Chiunque, girando in città, può notare la sproporzione di mezzi fra i diversi candidati: quello “governativo” gode di lavori pubblici in salsa elettorale, si permette negozi in centro e nei rioni, ha tappezzato la città di manifesti in spazi agli altri non concessi, svolge una assillante e costosa campagna telefonica e postale, si serve di un gran numero di persone nei vari banchetti e fa circolare automobili addobbate con il suo nome. Crescono i commenti e le perplessità dei cittadini su queste spese sproporzionate.

Il risultato politico di questo affannarsi è però quello di un sempre maggiore impantanamento senza via d’uscita.
Un chiaro segnale in questo senso arriva dalla unione di tutte le forze di opposizione che si dichiarano stufe della spregiudicata gestione del potere a Gallarate.
Non si tratta di una “santa alleanza”: è semplicemente una presa d’atto, da parte di forze diverse, di una questione morale che è ormai emersa in tutta la sua gravità e che è il problema primo e pregiudiziale che si trovano davanti tutti quelli che vogliono operare con trasparenza nella amministrazione pubblica cittadina.

Basta guardare l’attuale concentrazione di poteri.
Il capo locale del Popolo delle Libertà, che è sotto processo in due procedimenti per concussione e per peculato, controlla tutte le aziende municipali con otto presidenze e con una direzione generale per la quale è stato accusato di auto – assunzione.
Da parte sua, l’attuale candidato sindaco dello stesso partito ricopre la carica di vice sindaco, di assessore all’Urbanistica e di responsabile delle attività produttive.
Accanto a loro, l’assessore alla Cultura si occupa anche della Pubblica Istruzione e di due Fondazioni finanziate dal Comune; a questi incarichi ha poi recentemente aggiunto quello di presidente della società comunale 3SG attraverso la quale controlla la casa di riposo Camelot.

I risultati di questo cumulo di cariche sono sotto gli occhi di tutti: in cima c’è lo scandalo del gravissimo deficit di AMSC, con più di 10 milioni di euro persi in 4 anni e con 28 milioni di debito verso le banche dopo aver bruciato un attivo di 12 milioni di euro ereditati dalla precedente gestione, poi c’è il nuovo Piano Regolatore cittadino che, per fare cassa, ha decretato una ulteriore cementificazione del territorio gallaratese, e infine c’è la confusa gestione delle attività culturali con una grave dispersione di fondi comunali.

Scriveva Montesquieu nel suo saggio sullo Spirito delle Leggi, che “quando i selvaggi della Louisiana vogliono un frutto, tagliano l’albero alla base e raccolgono il frutto”.
Questo è quello che è stato fatto nell’ultimo decennio a Gallarate: per finanziare le opere d’immagine e per difendere le concentrazioni di un potere che si è rivelato incapace, l’amministrazione che se ne sta andando ha “disboscato” gran parte del nostro patrimonio pubblico, ha depauperato le aziende comunali, ha mal gestito le risorse, ha svenduto il nostro territorio abbandonandolo a una edificazione senza un programma e senza limiti.

Al di là di quello che sarà l’inevitabile giudizio della Corte dei Conti, alle forze politiche responsabili resta oggi il gravoso compito del risanamento. Ci vorranno anni di seria amministrazione, con il concorso di tutte le nuove forze disponibili, per uscire da questa emergenza e per ricostruire, a Gallarate, un corretto sistema di gestione della Cosa Pubblica.

Angelo Bruno Protasoni - Gallarate

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