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Gallarate: via Vespucci e viale Lombardia ostaggi di un’urbanistica incompetente

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1 aprile 2007

E’ veramente stupefacente la disinvoltura con cui l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Gallarate, signor Simeone, continua a scaricare altrove le responsabilità per i problemi viabilistici in Via Vespucci e Viale Lombardia.
Secondo l’ineffabile assessore, essendo i lavori di competenza di una non meglio identificata “conferenza di servizi”, lui si ritiene al riparo da qualsiasi critica.
Mentre è invece chiara la responsabilità, sostanziale oltre che politica, sua e di tutta l’amministrazione comunale.
Non esiste infatti ovviamente, per chi si è liberamente assunto il compito di gestire la cosa pubblica, la possibilità di deviare verso altri le eventuali critiche per un lavoro mal progettato o mal realizzato.
Se l’architetto incaricato ha sbagliato la progettazione l’errore è ovviamente suo ma la responsabilità (e non solo morale) è di chi, in rappresentanza dell’ente pubblico, ha stipulato un contratto con quel tecnico senza averne valutato le capacità e la competenza.
Che nel caso specifico è facilmente verificabile, essendo assente – nella persona in oggetto – ogni specifica conoscenza in materia di urbanistica e viabilità.
La scelta di insediare un enorme centro commerciale immediatamente a ridosso del nucleo storico della città è stata immediatamente, a suo tempo, contestata da ogni persona di buon senso.
L’attuale amministrazione tenta ora di attribuire la responsabilità di quella scelta ai predecessori omettendo però di ricordare che si trattava di una Giunta dello stesso segno politico dell’attuale (guidata da Forza Italia con la Lega e Alleanza Nazionale) e dove l’attuale sindaco ricopriva addirittura il ruolo di assessore all’urbanistica.
L’associazione dei commercianti che allora concesse inspiegabilmente il proprio assenso ora dovrà rispondere alla città in merito a quella scelta.
D’altra parte, dal momento della prima approvazione di quello sciagurato progetto sono passati anni in cui l’amministrazione comunale avrebbe potuto e dovuto mettere in atto dei provvedimenti, soprattutto viabilistici e urbanistici, per mitigare l’impatto dell’eco-mostro a ridosso del centro cittadino.
Tutto questo non è stato fatto e, ancora, l’assessore chiede di aver pazienza.
Ma già da ora, prima dell’apertura del centro commerciale, quella strada, decapitati gli alberi, è stata ridotta a un budello senza vie di fuga, con la possibilità di inversione di marcia a un chilometro di distanza e quindi pericolosissima in caso di incidenti, purtroppo già iniziati, o in caso di emergenza (pensiamo, per esempio, a un eventuale necessità di intervento dei vigli del fuoco o di ambulanze).
Già oggi, dopo i primi lavori di “miglioria”, quella strada che doveva essere di scorrimento e sulla quale si affacciano l’ingresso dell’autostrada, di aziende e negozi, laboratori di analisi, della stessa sede dell’associazione commercianti e delle poste centrali, è diventata un calvario.
Cosa avverrà dopo l’inaugurazione dello scellerato centro commerciale?
Urbanizzare un’area della città e dotarla di infrastrutture e collegamenti viabilistici è cosa ben diversa dalla facile posa “chiavi in mano” di una costosa fontana in una piazza.
Ci vuole competenza e capacità: ora sarà la città intera a pagarne la mancanza.

Roberto Macchi - Gallarate

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