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Garibaldi e il Risorgimento

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21 aprile 2009

Egr Direttore,

Garibaldi è stato uno dei protagonisti del Risorgimento. Sminiuirne l’opera o addirittura dileggiarne la figura, come fanno da par loro i leghisti, secondo clichè grossolani e insolenti, significa offendere e svilire il complesso delle idee, dei movimenti e dei fatti che portarono all’Unità d’Italia, prima divisa e smembrata in tanti staterelli, dei Borboni a Napoli, dei Papi a Roma, dei Lorena a Firenze, degli Asburgo a Milano e Venezia, dei Savoia a Torino. Entità insignificanti, sempre subalterne, ai
margini della scena internazionale, isolate dal generale movimento di sviluppo
europeo.
Il processo che muoveva alla formazione dello Stato non caratterizzo’ solo la storia del nostro Paese. Alcuni l’avevavo già perseguito. Come gli Stati Uniti d’America alla fine del XVIII secolo. Altri ancora, come la Germania, lo vivevano in tempi coevi al nostro, lungo il dipanarsi del XIX
secolo. Tra le ragioni che portarono ad affermare l’organizzazione dello Stato entro confini piu’ ampi, c’erano identità nazionali da ricostruire, nuove filosofie politiche e nuovi sistemi di valore da attuare. Ma la spinta piu’ forte verso quell’obiettivo veniva dalle trasformazioni economiche e sociali che si andavano determinando, indotte da un capitalismo in espansione.
Diversamente dalla Germania, dove il nazionalismo fu l’aspetto culturale e politico predominante del processo di unificazione, in Italia quell’elemento si equilibro’ maggiormente con il liberalismo. Motore reale dell’Unità fu infatti lo Stato piemontese dopo l’avvento dei liberali. Con Cavour. Certo, nel pensare al Risorgimennto non si puo’ non richiamare l’avvertenza metodologica che Gramsci espone nel suo “Quaderno dal carcere” dedicato al tema. Che una cosa è la storia del Risorgimento, altra cosa è l’agiografia delle forme patriottiche.
Che il Risorgimento fu uno svolgimento storico coomplesso e contraddittorio, carico di elementi antitetici, di protagonisti e antagonisti, di lotte e modificazioni reciproche che le stesse lotte determinarono, della funzione delle forze passive e latenti, della funzione dei rapporti internazionali. Ma, in tale complessità, è lo stesso Gramsci a porre in rilievo il ruolo del Partito d’Azione e, in esso, di Mazzini e Garibaldi.
Il Partito d’Azione, data la sua natura, la fragilità della sua elaborazione culturale e politica e il clima intimidatorio in cui spesso veniva a trovarsi, non potè imprimere al moto del Risorgimento un carattere piu’ marcatamente popolare e democratico, non potè mobilitarsi su proposte che riflettessero le rivendicazioni essenziali dei ceti popolari, innnanzitutto del contadini, e dei contadini del Mezzogiorno in particolare. E’ intorno alla figura di Garibaldi, per le sue vicende, la sua immagine, il suo temperamento, che si concentrano invece le speranze popolari.
Di liberazione, giustizia, progresso. Sono le speranze a lungo e violentemente
represse dalla storia italiana successiva e che riaffiorano e rivivono, piu’ forti e vibranti di prima, nella Resistenza antifascista.
Molte di loro vogliono ancora rappresentarsi in Garibaldi. Sono quelle dei partigiani delle
Brigate che evocano il suo nome.

Saluti cordiali

         

Senatrice Maria Pellegatta

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