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Garibaldi e la sistematica distruzione del centro storico di Gallarate

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12 settembre 2006

Egregio Direttore,
l’ineffabile assessore al territorio, nonchè coordinatore gallaratese di Forza Italia, Massimo Bossi si è rivelato un po’ autolesionista quando ha tentato di giustificare quanto sta avvenendo in campo edilizio nel centro di Gallarate.
Probabilmente avrebbe limitato i danni tacendo.
Ha innanzitutto rivendicato come un merito quello di aver “conservato la prerogativa del Comune sui colori”. Che non è certo il massimo per un Ente che dovrebbe invece programmare con cautela la tutela e lo sviluppo del territorio. Ma soprattutto, con questa affermazione, ha fatto sì che i gallaratesi sappiano adesso chi ringraziare per il meraviglioso color pastasciutta in Largo Camussi, per il giallo zafferano in via Campo dei Fiori, per la tonalità sangue di bue in via Andrea Costa, ecc.
Proseguendo nel riuscito tentativo di darsi la zappa sui piedi l’assessore Bossi ha poi affermato che tutte le volumetrie delle “ristrutturazioni” sono inferiori a quelle esistenti, omettendo il piccolo particolare che queste cubature sono sempre superiori (a volte addirittura raddoppiate) rispetto a quelle previste dal Piano Regolatore, tuttora vigente, che mirava invece a recuperare preziosi spazi ad uso pubblico nel centro cittadino.
E ancora, in aggiunta, ecco la “chicca” relativa all’asserito mantenimento delle facciate storiche, mentre chiunque può osservare come quasi tutte le cosiddette ristrutturazioni (da casa Buffoni in via Mercanti a casa Minoli in Piazza Garibaldi) siano invece basate sulla completa demolizione dell’esistente con successiva ricostruzione di un falso.
E così potremmo andare avanti a lungo, citando numerosi esempi in tutto il centro storico e restando in trepida attesa di quella che sarà l’operazione finale: la già programmata, e ormai imminente, distruzione del prezioso comparto settecentesco fra via Postporta e via Roma.
E’ dunque fuorviante la polemica che si tenta di indirizzare verso architetti, spesso di meritata fama, che comunque operano nel rispetto di quei limiti volumetrici – assurdamente esagerati – che sono stabiliti proprio dalla Amministrazione Comunale in accordo con alcune imprese immobiliari e in deroga rispetto alle norme di Piano Regolatore.
E’ da questi patti scellerati fra municipio e imprese che derivano tutte quelle costruzioni che appaiono sgradevolmente sproporzionate rispetto al contesto che le circonda.
E’ da questi patti che nasce la distruzione del centro storico di Gallarate, ormai in atto da quasi un decennio.
Patti dovuti alla mancanza di cultura urbanistica, da un lato, e comunque derivanti da una strumentale filosofia finto-liberista che rinuncia al diritto-dovere della programmazione e della regolamentazione nell’interesse di tutti noi, oggi, e dei nostri figli domani.
In questo modo il Comune può continuare a far cassa con oneri di urbanizzazione di cui è sempre più affamato, alimentando una spirale perversa che “mangia per sempre” il territorio e che alimenta in modo irresponsabile una bolla speculativa (oggi sono ormai migliaia gli alloggi e i laboratori inutilizzati a Gallarate) che sarà devastante per l’economia cittadina.
Questa situazione è sotto gli occhi di tutti: alcuni se ne sono già accorti e hanno lanciato un grido d’allarme; molti purtroppo non se ne sono ancora resi conto; i “soliti noti”, intanto, si arrischiscono con le speculazioni.
Amministratori responsabili avrebbero dovuto rendersi conto da tempo di questo pericolo: forse non vedono oppure, più probabilmente, fingono di non vedere.
Così come non vedono (o fingono di non vedere) la bandiera che qualche deficiente ha messo in mano alla statua di Garibaldi ormai qualche mese fa.
Ma per il deficiente, e forse anche per qualche assessore, i gol di Cannavaro e Gattuso valgono quanto l’azione e il pensiero di Garibaldi e Mazzini.
Un cordiale saluto

Antonio Rubino - Gallarate

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