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Garibaldi in gita a Varese

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11 aprile 2009

Caro direttore,

Si avvicina la data del 26 maggio 150° anniversario della battaglia  di Varese ed il sindaco della città che fa ? rifiuta la presidenza del Comitato ( spontaneo ) delle celebrazioni, che gli è stato doverosamente offerta. Dai giornali apprendiamo delle giustificazioni speciose finora non smentite : “… una figura (  Giuseppe Garibaldi ) venuta a Varese per sposare una contessina che credeva illibata, non certo per altro. Stiamo parlando di una scaramuccia, più che di una battaglia : un episodio secondario, che di sicuro non ha tutta l’importanza che gli vogliamo dare.” ( dichiarazione a La Prealpina 10 aprile 2009 pag.11 )
E ben vero che i sindaci possono ignorare fatti storici accaduti, non poi  lontano nel tempo, nella loro città e che hanno coinvolto loro cittadini. Non per questo li consideriamo cattivi amministratori. Ma sminuire  sul piano storico un fatto come la battaglia garibaldina di Varese  e dileggiare chi l’ha organizzata e condotta rischiando la pelle ci sembra un poco eccessivo.
Di Garibaldi ne abbiamo sentite tante nel bene e nel male. Parlare male di Garibaldi è sempre stato permesso a chiunque, ma presentare il personaggio in gita a Varese per impalmare una contessina e nel contempo dilettarsi con una scaramuccia che ha provocato diecine di morti e chissà quanti invalidi, dimostra una insufficienza conoscitiva dei fatti e un non rispetto per i patrioti caduti.
Intanto se è vero che i garibaldini non erano numerosi è altrettanto vero che dove passavano suscitavano entusiasmo di popolo ed adesioni di volontari. Dall’altra parte vi era un organizzato esercito austriaco forte di 4.000 uomini, cavalleria e cannoni.
Un esercito sconfitto a Varese e a S. Fermo, sopra Como, tanto da indurre  dopo pochi giorni il comandante austriaco Generale Urban a riorganizzare le proprie forze e tornare a Varese per la rivincita con un corpo di ben 12.000 uomini, cavalleria ed artiglieria. Gli storici più accreditati parlarono di una armata trattenuta testardemente a Varese dal Generale Urban e giunta fuori tempo massimo alla battaglia di Magenta, persa, come è noto, dagli austriaci contro i Franco-Piemontesi. Più avanti negli anni il prode Urban ( che aveva preteso dai varesini – che matto- il versamento in poche ore della somma di tre milioni di lire austriache per evitare il saccheggio della città) si suicidò e tra le cause dell’estremo gesto non fu estraneo il pentimento di essersi trattenuto a Varese alle calcagna di Garibaldi, mentre a Magenta i suoi venivano sconfitti.
Neanche sul gossip il Sindaco risulta molto ferrato. Macchè contessina di Varese, la contessina era comasca, infilatasi già incinta sotto le lenzuola col  focoso generale al quale fu  poi attribuita la paternità del nascituro. La truffa fu organizzata dai non tanto nobili genitori della fanciulla che avevano ospitato il Garibaldi giocandogli un bel tiro birbone. Cose queste che conoscono tutti i liceali che hanno studiato il Risorgimento.
Ma perché ci siamo tanto dilungati su queste chiacchiere ?
Nella buona sostanza la Lega ed i suoi uomini più rappresentativi quando dileggiano Garibaldi  sottolineando aspetti  non brillanti del personaggio lo fanno in odio al fatto che egli ha collaborato fattivamente a realizzare l’Unità d’Italia. Questa la verità. Si tratta di una forma surrettizia per nascondere la propria avversione all’unità del Paese, un modo per sostenere la secessione che sta sempre nei programmi di questo partito anche se oggi sta al governo a Roma “ladrona”.
Eppure eravamo partiti dalla Battaglia di Varese. Di 150 anni fa.

 
HISTORICUS

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