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Gli artigiani sono i figliastri della politica

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18 maggio 2013

Le attenzioni che la politica ha quasi sempre rivolto alle categorie dei disoccupati e dei cassintegrati non sono il massimo del vivere bene e tranquilli per questi lavoratori, ma gli consentono, più o meno, un certo respiro per un determinato periodo, almeno finché non riprendono a lavorare. Non è assolutamente giusto però che non vi siano provvidenze di alcun tipo per altre due categorie di persone: coloro che non sono ancora riusciti a trovare il primo lavoro e gli artigiani che non hanno più lavoro. 
Un esempio per tutti: un artigiano falegname della provincia di Varese, quando aveva il lavoro pagava tutti i tipi di tasse e di bollette e in tal modo contribuiva nel suo piccolo, come tutti gli altri artigiani, a far funzionare l’economia del Paese. Cinque anni fa  arrivò la crisi e  il lavoro andò diminuendo sino a scomparire, mentre le tasse e le bollette non diminuivano. Inoltre alcuni suoi clienti, ai quali aveva fornito l’arredo dei loro negozi, sempre per la crisi, cessarono l’attività prima ancora di aver saldato il suo credito. Di conseguenza non riuscì più a pagare le tasse e sperando in una ripresa dell’economia e quindi del lavoro chiese e ottenne da una Banca un mutuo per pagare le tasse arretrate.
È successo poi che il lavoro è cessato completamente e quindi l’Artigiano non è più riuscito a pagare le rate del mutuo e le tasse hanno continuato ad accumularsi, perché l’ottusità dei nostri governanti non ha previsto l’esenzione delle tasse in assenza di lavoro.  
Attualmente questo artigiano si trova nella situazione di avere il laboratorio e l’abitazione pignorati dalla Banca e il debito con l’Agenzia delle Entrate che continua ad aumentare, come pure le varie bollette che non riesce a pagare.  Pur non avendo alcun reddito non può avere l’esenzione del tiket per le analisi cliniche e per le medicine e l’esonero delle tasse scolastiche per il figlio, perché risulta essere un artigiano.
Quando il tutto andrà all’asta vi sarà un’altra famiglia sulla strada, mentre sarebbe più vantaggioso – oltre che per lui e la sua famiglia – per la Banca,  per l’Erario, per il Comune e per i fornitori di luce, gas e telefonia  se questo artigiano venisse “salvato” dandogli fiducia e lavoro.
Signori ministri, signori parlamentari quanti di questi Cittadini “figliastri” ci sono in Italia?   Per favore volete intervenire?  Penso che neanche Voi vogliate più sentire di atti estremi compiuti da gente disperata.
Domenica 19 maggio al Centro Congressi Ville Ponti di Varese si terrà il Congresso 2013 di Confartigianato Impresa con uno slogan importante: “L’impresa del futuro è l’artigiana”.  Speriamo che vengano discussi anche questi problemi e scaturiscano proposte concrete da inoltrare a chi ci governa.

Martino Pirone

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