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Gli equilibristi

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14 novembre 2012

Egr. Direttore,
   Voglio fare alcune riflessioni sul film GLI EQUILIBRISTI dato al cineforum dell’oratorio di Induno Olona venerdì scorso, un storia molto commovente di una separazione familiare che rischia di trasformarsi in tragedia. Una volta nelle separazioni, erano le donne che pagavano di più in termini di sofferenza, sia materiale che morale. Troppe volte abbandonate dai mariti, lasciate senza soldi con figli a carico (e avviene tutt’ora per le coppie straniere) ma in tanti casi oggi sono i mariti che pagano il prezzo maggiore della crisi matrimoniale. Non a casa sorgono associazioni e interventi a favore dei mariti separati, contro una legislazione che penalizza solo gli uomini, come se in una crisi familiare la responsabilità è di uno solo. Ma tutti sappiamo che non è così. Qui in Canton Ticino c’è una associazione chiamata  molto provocatoriamente “11° Comandamento: non commettere matrimonio”.
C’è una cosa che mi colpisce in tutte queste storie, film o fiction che siano: l’assenza della chiesa nelle crisi matrimoniale. A nessun regista viene in mente di fa comparire la chiesa in questi contesti. Eppure la chiesa ha un ruolo o dovrebbe avere un ruolo importante nel matrimonio (fa i corsi prematrimoniali) ma alla fine quello che conta è la cerimonia, fatta sempre in pompa magna. In questi ultimi mesi anche la RAI ha trasmesso una fiction tutta basata sull’evento matrimonio in quanto tale, con cerimonie sfarzose. Nei film anche i consultori matrimoniali non esistono, non compaiono: nel film in questione se la separazione non fosse stata affidata agli avvocati, ma ad un consultorio familiare con l’intento di verificare la possibilità di ricostruire il rapporto rotto, sono sicuro che quella famiglia così bene raccontata, non avrebbe vissuto quei drammi, ma si sarebbe ricomposta in breve tempo.
Ma adesso faccio una prima provocazione, questo film mette in luce cosa reale: oggi sono le donne che sono diventate protagoniste di quello che Gesù aveva condannato e proibito. Sono esse che per una serie di ragioni firmano l’atto del ripudio nei confronti del marito.
La seconda provocazione è la seguente; Se si contano quante donne (e tante volte anche i bambini) sono violentate e uccise in nome dell’adulterio, da parte di mariti o amanti incapaci di gestire separazioni o divorzi, forse sarebbe il caso oggi di derubricare l’adulterio. L’adulterio sarà anche il segnale forte della crisi di una coppia ma non può autorizzare nessuno ad uccidere, a provocare migliaia di vittime visto che ancora oggi ci sono tante, troppe donne che finiscono lapidate per adulterio. Ma il film mette in luce la precarietà della nostra vita, in una società in cui l’individualismo ha fatto morire il valore della comunità e della solidarietà, con il risultato che basta un piccolo imprevisto e ci ritroviamo soli. In un contesto politico in cui si tenta di smantellare la funzione sociale dello Stato, ci vorrebbe oggi qualche pazzo che rifondi nelle nostre vallate la vecchie SOCIETA’ OPERAIE DI MUTUO SOCCORSO.
Se divento Presidente del Consiglio, faccio un legge che in caso di separazione consensuale, abolisco gli avvocati e i tribunali, affido ai consultori familiare il compito di gestire le separazioni offrendo l’opportunità di ricostruire quanto si è rotto, quelli che il Cardinale Martini chiamava i feriti della vita. Ai corsi prematrimoniali si dovrebbero preferire i corsi per una buona separazioni che possa alla fine salvare tanti matrimoni. Peccato che non partecipo a nessuna primaria.

Emilio Vanoni - Induno Olona

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