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Gli occhi di Marantelli e l’alternativa

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3 novembre 2012

Egregio direttore,
il modo in cui due tamburini (cfr. lettere n. 7 e n. 23) hanno battuto la diana, invocando l’investitura di Marantelli come candidato del centrosinistra per la presidenza della regione Lombardia, meriterebbe di essere analizzato non tanto sotto il profilo della proposta politica (inesistente) quanto sotto il profilo dell’antropologia politica e delle sue manifestazioni nel campo dei ‘notabili’ (o degli aspiranti tali) di quest’area elettorale. Che cosa intendo dire? Intendo dire che, per il modo ed il linguaggio con cui è formulata, l’indicazione di Marantelli è quella di un personaggio funzionale alla costruzione dell’immagine di un centrosinistra americanizzato, buonista e ‘liberal’, universalista quanto interclassista, nonché fondato sul ‘progressismo compassionevole’ (variante del ‘conservatorismo compassionevole’).
Con queste osservazioni ovviamente non intendo discutere i meriti attribuiti dai suoi ‘supporter’ a Marantelli, quali la “specchiata moralità” e la “lunga esperienza amministrativa” (lo “sguardo limpido” non credo che si possa considerare in sé una virtù politica), ma la totale assenza di una progettualità alternativa, diciamo pure di un’idea della Lombardia che vada al di là del perbenismo più o meno filisteo e di un’ottica da cameriere o da estetista. Senza contare che, a parte l’ormai celebre Paolini, non mi risulta che esista qualcuno (e questa è invece una riserva di fondo) che, sul piano della visibilità, riesca a battere i primati raggiunti da Marantelli non solo nella sua ‘lunga marcia’ massmediatica a fianco o nelle immediate vicinanze dei ‘capataz’ della Lega Nord, ma anche nel suo accodamento spesso acritico alle azioni più retrive di questa formazione politica.

Orbilius

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