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Gli Usa cambiano, l’Italia no

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6 novembre 2008

Caro direttore,
la vittoria di Barack Obama porta con sè un carico di speranze e aspettative notevoli, non solo da parte del popolo statunitense ma dal mondo intero. Concordo con Roberta: non sappiamo e non possiamo sapere cosa farà il neopresidente, se effettivamente riuscirà a dare una decisa svolta alla politica a stelle & strisce e dunque a quella mondiale. Per intanto, accontentiamoci di aver assistito al riscatto di quegli afroamericani secoli fa strappati dalle loro terre e ridotti in schiavitù, e fino agli anni ’70 ancora segregati nei ghetti, costretti a umiliazione e vessazioni inaccettabili per un paese considerato la patria della democrazia e della civiltà occidentale. Nemmeno io sono mai stato eccessivamente filoamericano, e gli otto anni di Bush hanno sicuramente contribuito a rafforzare la mia posizione: chissà mai che con questo “ragazzo”, tanto semplice ma deciso al tempo stesso, cambi radicalmente qualcosa e, di conseguenza, anche la mia opinione sugli Stati Uniti. E, per una volta, chissenefrega se la Borsa fra ieri e oggi ha bruciato l’8%.
P.S: gli Stati Uniti cambiano, l’Italia no. Abbiamo un presidente del consiglio che crede ancora di essere il capocomico di Zelig invece che il primo ministro. Con la differenza che almeno le battute di Zelig fanno ridere, quelle di Berlusconi sono spesso offensive e fanno pietà.
Cordiali saluti

Marco Regazzoni

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