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Governo e bilanci comunali: la Lega con chi sta?

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14 gennaio 2009

La notizia che anche il Sindaco di Varese si ribella alle norme stabilite dal Governo per i bilanci comunali e annuncia di NON voler rispettare il patto di stabilità è clamorosa. Non solo perché si tratta del Comune capoluogo, ma anche perchè Fontana è un esponente di primo piano di uno dei partiti che fanno parte del Governo e quindi non si può certo dire che il suo gesto derivi da un pregiudizio politico avverso alla maggioranza. In verità leggiamo sui giornali che un risvolto politico ci sarebbe, perché pare che i sindaci e gli amministratori del Carroccio sarebbero pronti a sforare il patto si stabilità in segno di protesta dopo che una deroga speciale è stata concessa nei giorni scorsi al Comune di Roma, mentre si è risposto picche alla Lombardia e al Comune e alla Provincia di Milano per gli investimenti per Expo2015.

Ma perché questa protesta? In realtà il Sindaco di Varese e i suoi colleghi non chiedono favori, né vogliono stravolgere il bilancio dello Stato,(anche se lo hanno visto fare, per interessi politici, come nella vicenda Alitalia o nel caso dei Comuni di Roma e Catania). I comuni italiani chiedono semplicemente di scrivere norme più sagge per il cosiddetto “Patto di stabilità”, cioè il sistema di regole da seguire per i bilanci comunali: chiedono di togliere i vincoli per gli investimenti, in modo da poter sbloccare opere utili per la collettività e contribuire anche così allo sviluppo economico del proprio territorio.

Questa è una richiesta giusta per due motivi:

– perché i Comuni non chiedono allo Stato, né più soldi, né nuove tasse, ma solo autonomia di utilizzo di risorse che hanno risparmiato (avanzo) o accantonato, col solo vincolo del pareggio di bilancio;

– perché nella situazione di crisi che attraversa l’Italia, non servono regole che frenano gli investimenti locali, ma, al contrario, che li promuovono, quale traino per l’intera economia, visto che oltre la metà degli investimenti pubblici in Italia li fanno gli enti locali.

Per dare autonomia e certezza alla finanza dei Comuni servono almeno tre misure:

1) Escludere la spesa per investimenti dal conteggio del patto di stabilità e sbloccare i residui passivi e gli avanzi di bilancio se destinati ad investimenti.

2) Definire una quota di Irpef (o di Iva) da attribuire subito ai Comuni, in attesa della riforma complessiva del titolo V della Costituzione e dei tempi lunghi (anni) previsti da questo governo per il federalismo fiscale (mentre gli amministratori locali non possono rinunciare a programmare investimenti e servizi per i cittadini).

3) Eliminare i tagli al fondo per le politiche sociali che serve a dare ai Comuni le risorse necessarie per aiutare chi scivola sotto la soglia di povertà a causa della perdita del lavoro o della cassa integrazione o chi non ce la fa a pagare l’affitto.

Sono richieste sacrosante e val la pensa ricordare che ottenere una reale autonomia dei Comuni non è l’obbiettivo di una parte, ma è interesse di tutti gli amministratori, di qualunque colore politico, perchè è la condizione per poter svolgere bene il proprio mandato e onorare il patto con gli elettori.

Commissione programma del circolo PD di Sesto Calende

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