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Gramsci e Garibaldi

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26 novembre 2008

Egregio Direttore,

Leggo la curiosa notizia in prima pagina: “Fa rumore il Gramsci convertito”. Che Gramsci fosse comunista, o di altro partito, non mi pare sia molto importante, quello che mi preme evidenziare è il fatto che egli fosse ateo dichiarato (così rilevo dall’articolo), cioè “uno di noi”. Non ci vedo nulla di male nel fatto che un ateo, o una persona distante dalla religione, possa avere un ripensamento ed abbracciare una fede religiosa o una credenza in un essere sovrannaturale, nella vita capita anche questo: se la decisione è ben ponderata, e non influenzata da pressioni esterne, è una scelta che dev’essere rispettata. Sembra che non ci siano documenti che possano “provare” la conversione in extremis, ci sono delle testimonianze di alcuni religiosi, un monsignore e delle suore, testimonianze di parte, quindi. Sembra facile, agli occhi di chi ha fede, ma per un ateo, l’eventuale percorso di riavvicinamento è cosa lunga e non indolore. L’ateo dovrebbe ricredersi ed ammettere l’esistenza di un dio creatore, primo passo, poi dovrebbe ricredersi ancora ed ammettere che quel dio sia anche legislatore di codici di comportamento, validi per la sola specie umana, secondo passo, poi dovrebbe ricredersi ulteriormente ed ammettere l’esistenza di un paradiso, di un inferno e dei relativi gestori, dell’anima e del meccanismo di premio/ punizione e del fatto che quel dio lo abbia architettato, terzo passo. Le probabilità di inanellare consecutivamente i tre passi suddetti non sono elevate, e nulla vieta che il percorso sia solo parziale.Un siffatto riavvicinamento sarebbe comunque solo “celeste”, nel senso che, fino a questo punto, l’ateo pentito ha solo ammesso la presenza di un dio, non l’accettazione di una religione terrena. Il quarto e più difficile passo, sarebbe proprio quello di riconoscere una religione precisa, come canale per accedere a quel dio e, reciprocamente, che quel dio sia d’accordo. Un ateo dovrebbe ricredersi per la quarta volta consecutiva, riconoscendo a quella religione (una fra tante) la funzione di canale autorizzato, accogliendola interamente, accogliendone i dogmi e quelle contraddizioni che fino a poco prima aveva fermamente criticato. Possibile, poco probabile ma possibile. Però, che la cosa si sia svolta in tempi brevissimi, francamente a me pare inverosimile. Eppure il monsignore sostiene che ” (Gramsci) sarebbe morto ricevendo i sacramenti”, cioè accogliendo la Chiesa Cattolica interamente. Se lo dice il monsignore….L’episodio mi fa venire in mente un altro personaggio famoso, ed il suo rapporto con la religione: Giuseppe Garibaldi.

Anticlericale, Garibaldi ha scritto un suo pensiero sul tema, che è conosciuto con il nome di “Testamento di Garibaldi”. Uno scritto piuttosto aggressivo, ma lo riporto perchè mi sembra adatto alla situazione.

“Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra e, mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga, con l’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze, ai doveri di cattolico; in conseguenza io dichiaro che, trovandomi in piena ragione, oggi non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato di un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa
ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi a un discendente di Torquemada”.
Giuseppe Garibaldi.

Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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