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Grazie al personale del Pronto soccorso

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12 dicembre 2013

Gentile redazione,

non vi dico quanti anni ho, perché a una signora l’età non si chiede mai. Vi basti però sapere che sono già una bisnonna di tre splendide nipotine, quindi: ecco, non sono più una ragazzina.
 
Dieci giorni fa, in seguito a un malore (che, devo essere sincera, mi ha un po’ spaventata), mi sono vista costretta ad andare al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese. Io sono allergica ai dottori: per mia fortuna non ne ho avuto mai granché bisogno, ma ho sempre cercato di evitarli. Questo per spiegarvi che non ero affatto contenta di andare a farmi tagliandare da zelanti funzionari in camice bianco. Ho varcato la porta del Pronto Soccorso pronta a litigare con chiunque e convinta che avrei provato sulla mia pelle l’interminabile lista di disservizi dei quali avevo sempre sentito parlare dalle mie amiche (loro sì, abituate ad andare dal medico un giorno sì e l’altro pure).
 
Mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso.
 
Appena entrata al Pronto Soccorso mi sono trovata circondata da tanta umanità, gentilezza, competenza e professionalità. Dalla prima infermiera che mi ha accolto all’accettazione fino all’ultimo dei medici, ho trovato delle persone prima che dei professionisti. Uomini e donne capaci di fare il loro lavoro, ma soprattutto di fare quel “qualcosa in più” che non è richiesto dalla loro professione ma che fa la differenza per chi si mette nelle loro mani. Ho passato tutta la serata al Pronto Soccorso, esami su esami. E quando alla fine mi sono sentita dire “È tutto a posto, signora”, ho apprezzato come negli occhi di chi mi parlava ci fosse la soddisfazione per un pericolo scampato.
 
È la prima volta che scrivo a un giornale: ho deciso di farlo per ringraziare tutte le persone che si sono prese cura di me, facendomi sentire quasi coccolata. Ho deciso di farlo perché ultimamente non si fa altro che leggere di disservizi e problemi, di cose che non funzionano, di gente che fa male il proprio lavoro. E mi è sembrato giusto raccontare, una volta tanto, una bella storia.
Una storia avvenuta qui da noi, a Varese. E che parla di persone meravigliose, innamorate del proprio lavoro. 
Dovrebbe essere normale e invece normale non è: da qui, il mio grazie. Oltre al mio orgoglio di vivere in una città ancora capace di esprimere eccellenze come il suo (il nostro) ospedale.
 
Giusi Bertinotti
Luvinate
Giusi Bertinotti

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