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Guantanamo e scaltrezze

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28 gennaio 2009

Egregio Direttore,

seguo quotidianamente la rubrica delle lettere del suo giornale e la apprezzo molto perchè è un bello specchio delle opinioni (a volte non altrettanto belle) di molti cittadini – lettori.

Nelle ultime ore ho trovato molte lettere interessanti a cui varrebbe la pena replicare: si parte dalla signora che dice che i gadget fascisti si possono vendere liberamente dal momento che si vende anche l’effigie di Che Guevara, posizione legittima anche se discutibile, se non fosse che dimentica che la costituzione vigente, giusta o sbagliata, dice qualcosa di diverso; e la costituzione, finchè vigente, vale un pò più delle chicchiere da bar,. Poi, purtroppo, c’è anche chi la vuole modificare, ma fino ad allora qualche garanzia contro l’apologia del fascismo sopravvive.

Ricordo il signore che si preoccupa del trauma dei bambini che, a scuola, sono stati confrontati con la Shoà, sarò fissato ma mi preoccupa molto di più il truma dei bambini che furono confrontati con la Shoà mentre essa avveniva, oltre 60 anni fa, e non riesco a condannare gli sforzi chi si adopera per farla ricordare e impedire che si ripresenti.

ancora ci sarebbe la signora che segnala le gravi controindicazioni della, cosiddetta, pillola abortiva, dimenticando anche lei qualcosa: che tale medicina non verrà mai venduta liberamente, senza controllo medico, e che i casi di controindicazioni sono comunque minori che non nell’aborto chirurgico, magari clandestino.

Mi viene in mente anche la lettera del signor SOLE che però, devo dire, ho apprezzato soprattutto per lo stile “dadaista” della scrittura, più che per i contenuti che, confesso, non ho più di tanto compreso.

Tuttavia, come scriveva molto opportunamente un lettore qualche tempo fa, “le opinioni sono libere, i fatti sono sacri”, e quindi, piuttosto che contrapporre opinioni a opinioni, vorrei almeno correggere chi sbaglia i fatti.

Mi riferisco alla lettera del signor Viganò sulla presunta scaltrezza del Presidente Obama secondo la quale “il nuovo, incensato salvatore del mondo” si starebbe facendo bello della chiusura di Guantanamo, “rifilando” i prigionieri a qualcun altro, in particolare all’Italia, per farli rinchiudere lì, in fantomatiche prigioni munite di aria condizionata e TV al plasma (ce ne sarebbero in Italia? curioso, non ne sapevo nulla, forse parla della villa dove stava Previti agli arresti domiciliari).

Qui l’errore è talmente grosso che non si può non rilevare: gli USA non chiedono a nessuno di prendersi i propri carcerati, e perchè dovrebbero farlo? forse Guantanamo è la loro unica prigione? il problema sorge invece per quei prigionieri, detenenuti secondo il Patriot Act senza che si siano formulate accuse nei loro confronti e quindi supposti innocenti, che ora andranno scarcerati, per quelli che, anche una volta consegnati alla giustizia ordinaria saranno assolti e per quelli, infine, che saranno condannati a pene “minori” cioè inferiori al periodo di tempo già scontato in carcere (fino a 8 anni per alcuni).

In pratica la richiesta è di accogliere non detenuti ma liberi cittadini assolti da ogni accusa che però non vogliono o non possono restare negli Stati Uniti (val la pena ricordare che molti sono stati prelevati in giro per il mondo con le extraordinary rendition) e che non possono tornare nel loro paese perchè rischierebbero la vita, magari proprio per mano di Al Quaeda o di organizzazioni simili..
si stima una sessantina di persone in tutto.

Ora, dato il grossolano errore, non posso esimermi dall’inserire, a chiusura del discorso, un mio sentiento personale: la delusione.

Non ho mai fatto mistero, nella mia vita anche politica, di essere uomo di sinistra molto vicino, per formazione culturale e affetto, agli Stati Uniti; negli ultimi 8 anni ho spesso, ferocemente, criticato l’amministrazione americana, sentendomi sempre tacciare di essere “antiamericano”, nonostante argomentassi le ragioni del mio dissenso e le indirizzassi al governo, non al Paese.

Ora Barack Hussein Obama non è il messia ma un uomo politico, farà alcune cose giuste e altre sbagliate ma, per intanto, resta un uomo politico che ha proposto una piattaforma ben diversa da quella del suo predecessore, una piattaforma a mio giudizio incomparabilmente più sensata, democratica e ragionevole, di quella di Bush.

Anche su questo potrei argomentare e ammetto che da questo nascono, anche nella mia mente, tante speranze per il prossimo futuro.

Ora che le parti sono invertite, ora cioè che io sono dalla parte del governo USA e chi sosteneva il precedente si trova “all’opposizione” mi aspetterei almeno una presa d’atto del tipo: “OK, avevamo sbagliato, anche negli Stati Uniti non c’è un unico modo di pensare, tu non eri antiamericano così come non lo siamo noi che non amiamo Obama”.

Invece niente, Obama è fatto oggetto di allegri (e superficiali) sfottò da tutta la destra italiana, il “siamo tutti americani” adesso non vale più e il fatto che, stavolta, 65 milioni di americani abbiano votato come si augurava il popolo della sinistra passa in secondo piano; al limite si argomenta che è accaduto “per la crisi economica”… può essere, certo, però è strano: Zapatero vince per il terrorismo (e Bush no?), Schoreder vinse per l’alluvione, Obama per la crisi.. ma la sinistra, secondo la destra italiana, ha bisogno di una calamità biblica per vincere le elezioni? non può semplicemente avere dato risposte più covincenti a questi e ad altri temi?

E poi, appunto, l’accusa di antiamericanismo vale solo per chi ciritica il Presidente USA quando va d’accordo con la destra italiana, quando milioni di americani ne sconfessano la politica, allora si possono criticare e anche prendere in giro, anche prima che qualunque dato di fatto oggettivo sorga a rendere possibile un giudizio politico sulla nuova amministrazione.

Un modo di ragionare, me lo si passi, un pò schizofrenico che mi fa venire in mente, mi scuseranno i militanti di destra, una vecchia gag di Corrado Guzzanti che, mettendo in scena un finto spot della Casa delle Libertà, mostrava un appartamento in festa, percorso da baccanali e comportamenti di ogni tipo, accompagnato dallo slogan “la Casa delle Libertà: facciamo un pò quel c…o che ci pare”, sostiuendo “facciamo ” con “diciamo” la battuta è perfetta.

O forse hanno letto l’articolo in cui Ida Dominjianni qualche giorno fa scriveva che, finita l’era Bush, anche Berlusconi è destinato a tramontare e, credendoci più di quanto io non ci speri, sono preoccupati?

Con quest’ultima domanda mi scuso per la prolissità, ringrazio per l’attenzione, e porgo i più cordiali saluti.

Mauro Sabbadini

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