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Guenzani come Renzi, un bluff

matteo renzi
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17 giugno 2016

Egregio direttore,
questo comunicato nasce solo esclusivamente dopo le motivazioni dell’acli per un voto pro Guenzani.

Malgrado il sorriso smagliante e l’aria spaccona e sbarazzina del premier, malgrado la sua fabulosa narrazione di un paese risollevato che solo il presidente del consiglio in carica è in grado di condurre sulla strada del cambiamento, la realta’, come diceva qualcuno piu ‘importante di me, è maledettamente testarda. E cosi’ nella vita nascosta e ordinaria del giorno dopo giorno tanti hanno già pianto e piangono, e molti altri piangeranno con il PD di Renzi. Chiedetelo agli anziani che stanno rinunciando a curarsi, a tutti quelli che devono restituire gli 80 euro in un’unica soluzione, agli insegnanti a cui è stata scippata la scuola e la possibilità di scegliere una sede, ai commercianti e ai piccoli artigiani che tracollano, a medici che hanno le mani legate nel prescrivere esami, a chi è stato derubato o truffato dalle banche. Di che cosa stiamo parlando? Di lacrime amare fatte versare da un partito, il PD, che persa ogni identita’ popolare, e’ un mero strumento dei poteri costituiti, funzionale ai loro interessi e con una classe dirigente nazionale e locale solo attenta all’autoconservazione, quando non vicina, in tante zone d’Italia, al malaffare.

Un partito che prende voti nei quartieri alti delle grandi città ( il più votato nel triangolo della moda milanese e all’Eur a Roma ) , ma che viene snobbato dagli elettori nelle periferie e nei sobborghi popolari; votato dalle piccole e grandi elites parassitarie , ma non da chi si fa il mazzo ogni giorno; il partito del posto fisso pubblico e del privato garantito, degli insegnanti, dei travet, degli impiegati. Un partito capovolto e che continuamente si ritrova a tradire una vecchia e ormai abbandonata storia di difesa dei più deboli e delle classi emarginate. A Gallarate il PD è quello che presenta i dirigenti tra i più renziani d’Italia. E il loro DNA è proprio quello di Renzi e si manifesta, appunto, scimmiottando i tratti tipici del capo fiorentino: prepotenza , proclami, arroganza e spacconeria. Se Guenzani, il sindaco uscente, verrà riconfermato, riproporrà ancora lo stesso film gia’ visto dal 2011, il totale immobilismo, il moralismo d’accatto di chi si ritiene eticamente superiore agli avversari, una squadra di assessori a riposo e i rimanenti pensionati piazzati nelle municipalizzate. Il buio scenderà di nuovo sulla città, come nel resto del paese. Per cinque lunghi anni Guenzani non si è visto in giro; oggi pero’ che la questione si è fatta calda, lo si può vedere, infaticabile, nei mercati e nelle piazze a stringere mani, a sorridere, a parlare, a promettere …proprio come Renzi, il novello statista che ha fatto degli annunci il suo capolavoro, salvo poi essere smentito dai fatti. Balle, balle e ancora balle renziane da non poterne più, ormai impossibili da contare o arginare. Ci sarebbe quasi da ridere se non ci facessero amaramente piangere! A Gallarate, come in Italia, i problemi rimarranno ancora tutti in attesa: immigrazione incontrollata, criminalità impunita, diritto alla salute disatteso , diniego dei farmaci salvavita, sicurezza dimenticata, pensioni da elemosina. Renzismo fa il paio con berlusconismo, se non fosse Renzi è anche peggio perché finge di fare politica a favore della classe media e della povertà diffusa, ma in realtà tutela interessi di ben altro tipo e livello. Se così non fosse gli gnomi della burocrazia europea e della finanza internazionale non lo avrebbero lasciato al suo posto per due anni e mezzo, bloccando lo spread e accettando l’incremento del debito pubblico.

Domenica a Gallarate si può scegliere e dire basta a una politica da pugni nello stomaco, che uccide la speranza e la luce e che ci fa sentire sempre più impotenti: si deve e si può voltare pagina, in nome del rispetto di noi stessi, del futuro dei nostri figli e del bene per i nostri anziani. Io personalmente ci ho messo tre anni per capire il bluff GUENZANI,Scusatemi.

DiPietro aveva capito benissimo dove ci avrebbe portato il renzismo, abbandonando il PROPIÒ partito per la scelta scellerata di stare con il PD .


Eliseo Sanfelice

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