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Hai il vitalizio parlamentare? Allora zitta !

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23 agosto 2011

Caro direttore,
che ci siano norme da rivedere, pur dopo le modifiche restrittive apportate in questi ultimi anni, negli appositi Regolamenti di Camera e Senato riguardanti la concessione del vitalizio agli ex parlamentari, come nelle scelte riferite al numero, lavoro, indennità, e più complessivamente alla condizione dei parlamentari in carica, è indubitabile, salvaguardando ovviamente il ruolo che la Costituzione assegna alle più alte Assemblee rappresentative della sovranità popolare e alla possibilità per ogni cittadino, a prescindere dalla propria condizione sociale e attività lavorativa, di accedervi e svolgere con coscienza e dignità la funzione di eletto.
Le riconsiderazioni di cui sopra dovrebbero essere dettate da due particolari esigenze. Dalla necessità che tutti contribuiscano, in rapporto al proprio status, agli impegni e sacrifici diretti al risanamento del debito pubblico, un male dalle dimensioni enormi, avviato ai tempi del governo Craxi, Andreotti, Forlani, aggravato poi da altri governi, fino all’attuale, il cui operato l’ha trasformato in una voragine. Con Berlusconi infatti la lotta contro l’evasione fiscale non può essere né efficace né credibile in conseguenza delle teorie  lungamente proclamate dal Cavaliere secondo le quali  un serio controllo dei redditi è sempre un fatto oppressivo e un’aliquota fiscale superiore a un terzo è sempre un furto, anche se applicata alle categorie più ricche.
L’altra necessità rientra nel capitolo dei cosiddetti costi della politica, la cui essenza non riguarda solo i parlamentari e i consiglieri regionali ma anche tutti coloro che compongono la struttura politica del Paese, di molto sovradimensionata rispetto alle esigenze e quindi ostacolo e non fonte di sviluppo. In questa analisi si debbono includere naturalmente anche gli apparati di partito che hanno potuto espandersi attraverso un continuo aumento del finanziamento pubblico.
Nel dibattito in corso concernente le prerogative dei parlamentari ed ex parlamentari sono presenti anche, popugnate in particolare dai giornali di berlusconiana proprietà, tesi nostalgiche di tempi passati, di quando il Parlamento era composto solo da ricchi e potenti notabili e l’elettorato era costituito in base al censo, o di quando il Parlamento e i relativi costi non esistevano nemmeno perché Mussolini li aveva soppressi.
E c’è pure chi, come il signor Gianni Basso della lettera 219 della presente rubrica, dando per scontato che il vitalizio degli ex parlamentari sia sempre, per se stessa, cosa illecita ed immorale, pretende che i suoi percettori non abbiano alcun diritto di esprimere opinioni in fatto di politica e moralità pubblica, soprattutto se riferite a Berlusconi e ai fallimenti del suo governo.
Cordiali saluti.
Maria Pellegatta

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