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“Ho pagato per liberare le mie figlie da una società sportiva”

pallavolo generica pallone
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30 maggio 2017

(d. f.) Pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice che racconta una vicenda spiacevole ambientata nel mondo della pallavolo giovanile. Per completezza segnaliamo che la società chiamata in causa non ha infranto le regole vigenti sulla compravendita dei tesserati; va inoltre sottolineato che l’assegno di 2.700 euro – VareseNews è in possesso di una copia – non è stato compilato dalla nostra lettrice o da un suo familiare ma da una seconda società dove le ragazze sono andate a giocare (e non da un amico della famiglia che ha aiutato la transazione, come scritto in un primo momento), pagamento regolarmente fatturato e contabilizzato

Caro Direttore,

ormai al termine della stagione sportiva vorrei raccontarle come quella delle mie figlie sia iniziata come un incubo!
Sabato 5 novembre 2016, ore 18 ormai buio. Varano Borghi, parcheggio sulla provinciale del lago di Comabbio: quella sera ho consegnato un assegno di 2.700 euro alla presidentessa della squadra di pallavolo delle mie figlie per liberarle dal vincolo sportivo. Mio figlio che era con me, risalita in auto, mi chiede: «Mamma hai pagato il riscatto?»

Questa assurda storia inizia un paio di stagioni fa quando mia figlia più grande che gioca a livello dilettantistico approda alla Pallavolo Vergiate, un’Asd di buon livello tecnico… a 35 km da casa. Una follia? Forse… anche senza ambire ad arrivare un giorno alla carriera professionistica, mia figlia è bravina ma non potrà mai vivere di pallavolo, decidiamo di affrontare il sacrificio e di iniziare questa nuova avventura.

Il primo anno ci siamo organizzati con altre famiglie della zona, il secondo siamo rimasti solo noi e oltre a mia figlia maggiore anche la più piccola ha iniziato a giocare a Vergiate; in qualche modo abbiamo comunque affrontato la stagione sostenendo autonomamente tutte le spese e mettendo a volte anche i nostri mezzi a servizio della società.

Seri problemi di salute di due famigliari che ci aiutavano nella gestione dei ragazzi ci ha però messo in forte difficoltà.
A settembre 2016, alla ripresa degli allenamenti, mio marito ed io ci rendiamo conto che non riusciremo a gestire da soli la situazione. Lavoriamo entrambi lontano da casa e oltre alle ragazze abbiamo anche un altro figlio: a malincuore decidiamo che così non possiamo continuare.
Comunichiamo alla società la decisione di cambiare e iniziano i problemi.

30 settembre 2016
La stagione è ormai alle porte e lasceremmo tutti in forte difficoltà. Questo è il problema vero in un WhatsApp di uno dei dirigenti (3 ottobre ore 22.11)
Una serie infinita di messaggi, telefonate, incontri dove ci siamo resi comunque disponibili a trovare una soluzione almeno per l’anno in corso. Sembra ci sia un accordo: ci saremmo impegnati a portare noi le ragazze un giorno alla settimana, chiediamo alla società di venirci incontro, magari con l’utilizzo del pulmino per agevolare il trasporto. E invece ogni offerta che ci viene fatta a salvaguardia solo gli interessi del club di pallavolo. Ci viene proposto di far giocare la piccola con atlete ben più grandi per “ottimizzare” i trasporti, ci viene chiesto di mandare le due ragazzine da sole in treno fino a Mornago senza certezze su chi potesse venire a prenderle, hanno chiesto alla maggiore di usare la sua moto.
Senza capire che le ragazze vogliono solo giocare a pallavolo per divertimento, in squadra con le proprie amiche, con le coetanee: il volley non sarà mai un lavoro ma solo uno svago. I fenomeni sono altri.

Sfiniti abbiamo accettato di portare noi le ragazze chiedendo di avere la certezza di poter andar via a fine stagione fissando già le regole per lo svincolo. Mi viene proposto dalla presidentessa di stilare una scrittura privata tra noi e la società, sulla falsariga di quella di un’altra atleta che mi viene letta al telefono, con l’impegno a disputare ugualmente la stagione in corso con la maglia di Vergiate («Hanno insistito dicendo che con i campionati al via non avrebbero potuto “perdere” una giocatrice») in cambio di liberare il cartellino a fine stagione (nelle scrittura ci è stato anche chiesto di escludere categoricamente la possibilità di trasferirci in uno specifico club della zona non gradito a Vergiate). Ma una volta che abbiamo presentato la scrittura, redatta da un avvocato, questa ci è stata respinta. Il motivo? Non creare precedente perché il prezzo l’anno prossimo potrebbe cambiare, non a nostro favore ovviamente…

I toni si sono alzati e alla fine, la decisione drastica: dopo aver pagato regolarmente le rette di questi anni, comprese le quote per l’acquisto delle divise, siamo stati costretti a chiedere un prezzo per il cartellino. Le richieste sono salite fino a 3.000 euro, poi ridotte a soli 2.700. Altre famiglie sono state più fortunate, per liberare le figlie hanno trovato una “merce di scambio” così sono state definite 2 ragazzine di 15 anni.

La nostra famiglia ha comunicato alla signora presidentessa che avrebbe pagato di tasca sua l’intero importo richiesto (WhatsApp del 7 ottobre ore 8.58 ore 18.53, 26 ottobre ore 19.43 ed altri), perché nessuna società sana di mente pagherebbe una cifra così esorbitante per delle ragazzine. Siamo stati stupidi? Forse … abbiamo pagato per non togliere a nostra figlia il suo sport preferito.
Lo stesso che l’aveva spinta a scrivere per disperazione anche a Ivan Zaytsev (la stella della Nazionale, argento alle Olimpiadi ndr) attraverso Facebook. Lui le ha risposto prontamente, e anche sotto questo post un dirigente del Vergiate ha avuto da ridire sui social.

La mia famiglia ha passato un periodo difficile, in cui si sono susseguite molte discussioni, in cui ci siamo fatti i conti in tasca per capire se potevamo affrontare questa spesa, in cui le mie figlie si sono sentite colpevoli per l’impegno che ci chiedevano, il loro rendimento scolastico ne ha risentito, il loro sorriso si è offuscato. Oggi siamo più sereni, meno arrabbiati e le ragazze hanno concluso l’anno in una nuova società che le ha accolte a braccia aperte, sono finalmente tornate ad essere serene.

Perché le scrivo ora a stagione finita?
Perché non succeda ancora ad altri. Perché il regolamento FIPAV nato per tutelare le società più piccole nei confronti di quelle più organizzate e blasonate alla fine, se mal utilizzato, va a colpire i soggetti più deboli e più importanti: i ragazzi!!! La loro voglia di giocare, il concetto essenziale dello sport.
E la nostra purtroppo non è una storia isolata, questo malcostume non è rilegato al mondo del calcio giovanile, ma si ripete nel basket, nel volley…. È un fenomeno noto ma di cui nessuno parla e forse rompere questo regime di omertà permetterà ad altre famiglie di non subire il bullismo di chi grande e grosso sfrutta la propria posizione dimenticando quelli che dovrebbero essere i principi che lo sport deve trasmettere.

Cordiali saluti

Lettera firmata

Commenti

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  1. Scritto da mamma grrr

    purtroppo è tutto legale! è un furto legalizzato e consentito dalla federazione a discapito di adolescenti!!! Per giunta non esiste una sorta di tariffario che possa dare massimali o parametri x il calcolo ad esempio in base all età o alla categoria in cui si gioca !!
    Proprio un furto legalizzato e spesso le società che lo applicano sono ONLUS! Scandaloso!
    p.s anch’io ho dovuto riscattare mia figlia: ho dovuto pagare x ridarle la libertà, che già le avevo dato mettendola al mondo ma qualcuno ha il potere di togliergliela! e quel qualcuno io l’ho pagato; ho pagato la quota annuale di iscrizione ad una società che … mi vincola x 10 anni e mi toglie la libertà !!! Questa è la tutela dei minorenni in Italia !!!